Alain Voge Cornas Les Vieilles Vignes 2022 Magnum
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Il domaine Voge ha sede a Cornas e fa parte dei domaine rinomati sull'appellazione. È stato fondato da Henri Voge (nonno di Alain); poiché il padre di Alain era deceduto prematuramente, Alain ha preso il testimone a partire dal 1965 e ha sviluppato l'imbottigliamento dei vini del domaine (che fino ad allora venivano venduti al commercio). Il domaine dispone di un bel patrimonio di vigne, per lo più situate in collina, e si estende su 13 Ha di cui 7 Ha di rosso (100% Syrah) su Cornas, 1 Ha su St Joseph, e 5 Ha di bianco 100% Marsanne situati sull'AOC St Peray. La conversione biodinamica del domaine è iniziata nel 2006 ed è stata completamente ultimata nel 2013.
La storia della famiglia inizia intorno al 1900, quando i Voge gestiscono a Cornas una piccola azienda agricola con vigneti, alberi da frutto e un vivaio. La svolta arriva nel 1962: Alain Voge prende le redini della proprietà, abbandona gradualmente le altre colture e compie l’audace scelta di puntare su due denominazioni allora poco valorizzate, Cornas e Saint-Péray. Smette di conferire le uve ai commercianti di vino, imbottiglia i propri vini e va personalmente a presentarli ai migliori ristoranti della regione. Nel 1970 crea la cuvée Les Vieilles Vignes, la più antica della tenuta, e nel 1984 firma il primo Saint-Péray affinato in barrique sulle fecce, una scelta pionieristica per la denominazione.
Viticoltore impegnato, Alain Voge difende fin dal 1972 il vigneto di Cornas dalla pressione dell’urbanizzazione, reimpianta i vigneti sui pendii abbandonati e contribuisce a far conoscere questi cru ben oltre i confini nazionali. Nel 2004 affida la gestione ad Albéric Mazoyer, rinomato enologo dell’Ardèche, che avvia la conversione alla viticoltura biologica e poi biodinamica del vigneto (i bianchi di Saint-Péray già dal 2006, tutte le vigne a partire dal 2013, con certificazione dei vini dall’annata 2016). Lionel Fraisse, discendente di un’antica famiglia di viticoltori di Saint-Péray, entra a far parte della squadra nel 2012, prima di assumerne la direzione nel 2018. Alain Voge si è spento nel settembre 2020, a 81 anni, lasciando una tenuta di riferimento e una squadra fedele a ciò che la maison definisce il proprio classicismo illuminato.
Il vigneto si estende su circa dodici ettari, quasi interamente piantati su ripidi pendii esposti a sud e sud-est: quasi otto ettari di Syrah nell’AOC Cornas, da quattro a cinque ettari di Marsanne nell’AOC Saint-Péray, un ettaro di Saint-Joseph e una parcella di Côtes du Rhône. Il substrato è ovunque lo stesso: un granito antico, molto alterato, che i viticoltori locali chiamano gores. Questo sottosuolo drenante, misto a silice, argilla e rare venature calcaree, costringe la vite ad affondare le radici in profondità e conferisce ai vini della tenuta la loro riconoscibile mineralità salina.
Le parcelle si distribuiscono dai circa 130 metri ai piedi dei pendii fino ai 400 metri sulle alture di Cornas, dove le notti fresche preservano l’acidità e la finezza aromatica. Le località storiche (Chaillot, Mazard, Combe, La Côte, Hongrie, Saint-Pierre) sono coltivate separatamente, su terrazze sostenute dai celebri chaillés, muretti a secco mantenuti a mano. Una parte importante delle vigne ha più di sessant’anni e alcune piante di Marsanne arrivano a ottant’anni. Aratura, lavorazione del terreno, potatura accurata, sostegno con pali di legno sui pendii più ripidi e preparati biodinamici scandiscono una viticoltura interamente manuale, impegnativa ma capace di assicurare uve mature ed equilibrate.
La filosofia di vinificazione si riassume in un’idea: intervenire il meno possibile per lasciare esprimere il terroir. La vendemmia è manuale, con una selezione rigorosa in vigna e in cantina. Per i rossi, la diraspatura è parziale (spesso si conserva una parte di grappoli interi, secondo le cuvée e le annate); le fermentazioni si avviano con soli lieviti indigeni in piccole vasche di acciaio inox dedicate alle singole parcelle, mentre la macerazione si protrae per diverse settimane, scandita da follature e delicati rimontaggi. Le estrazioni restano misurate: l’obiettivo è la finezza del tannino, non una potenza ostentata.
L’affinamento, condotto per un periodo da quattordici a ventiquattro mesi secondo le cuvée, combina barrique e botti da 500 litri, con una percentuale di legno nuovo volutamente ridotta nel corso degli anni (intorno al 20 % per le cuvée di punta). I Saint-Péray sono vinificati in vasca o in botte secondo il loro profilo, poi affinati a lungo sulle fecce fini, con o senza bâtonnage, per acquistare volume e complessità senza nascondere la freschezza del Marsanne. L’imbottigliamento avviene limitando le manipolazioni e l’uso di solfiti, per preservare l’energia e la capacità di invecchiamento che caratterizzano i vini della tenuta.
Cornas Les Chailles: assemblaggio di parcelle situate ai piedi dei pendii in diverse località, questa cuvée deve il nome ai muretti a secco che caratterizzano il paesaggio. Affinata per lo più in botti già utilizzate per più vini, offre frutti neri succosi, note floreali, pepate e leggermente affumicate, con tannini fini. È la porta d’ingresso ideale nel mondo della tenuta: piacevole già da giovane, può anche riposare in cantina per una decina d’anni.
Cornas Les Vieilles Vignes: creata nel 1970, è la cuvée emblematica della maison. Proviene da vigne di Syrah di circa sessant’anni piantate nel cuore della denominazione, nelle località Chaillot, Mazard e Combe, radicate nei gores granitici. Dopo una lunga macerazione e un affinamento di diciotto-venti mesi in botte, il vino sprigiona profumi di amarena, ribes nero, violetta, cuoio e spezie, sorretti da una trama tannica fitta e da una grande persistenza. Un classico del Rodano settentrionale, capace di invecchiare per quindici-vent’anni.
Cornas Les Vieilles Fontaines: creata da Alain Voge nel 1988, questa rara cuvée nasce dalle più vecchie vigne di Syrah della tenuta, su un terroir granitico di particolare pregio. Viene prodotta solo nelle annate eccezionali, in quantità molto limitate. Concentrazione, profondità, tannini vellutati e finale salino ne fanno l’espressione più compiuta della personalità di Cornas secondo Voge.
Cornas Chapelle Saint-Pierre: nata dalla località Saint-Pierre, a quasi 400 metri di altitudine, questa cuvée da singola parcella è vinificata e affinata separatamente. Il suo profilo verticale, fresco e arioso si distingue dalla tradizionale potenza solare della denominazione. Rara e prodotta in quantità limitate, viene imbottigliata solo quando gli equilibri dell’annata sono ritenuti perfetti.
Saint-Péray Harmonie: assemblaggio di diverse parcelle di Marsanne coltivate in biodinamica, questa cuvée cerca di esprimere fedelmente il vitigno, senza puntare sull’effetto. Vinificata con misura e affinata sulle fecce fini, unisce frutti a polpa bianca croccanti (pera, pesca di vigna), note di mandorla e fiori bianchi e un palato teso dalla mineralità granitica. Un ottimo vino gastronomico, da aprire con pesci di fiume o pollame in salsa alla panna.
Saint-Péray Ongrie: creata nel 1984 con il nome di Cuvée Boisée, divenuta Terres Boisées e poi ribattezzata Ongrie a partire dall’annata 2015 in riferimento alla località Hongrie, testimonia il ruolo pionieristico di Alain Voge nell’affinamento in legno a Saint-Péray. Fermentata e affinata in botte sulle fecce, sviluppa un profilo più ricco e vinoso, con note di frutti gialli canditi, nocciola tostata e miele, senza mai perdere la sua freschezza. Vale la pena attendere da tre a cinque anni prima di aprirla.
Saint-Péray Fleur de Crussol: la cuvée bianca più ambiziosa della tenuta, ideata da Alain Voge insieme al sommelier lionese Daniel Denis. Nasce da una parcella di Marsanne di ottant’anni nella località La Côte, piantata da un antenato della famiglia Fraisse, che domina Hongrie e il castello di Crussol. L’affinamento, oggi suddiviso tra barrique e botti da 500 litri con una quota ridotta di legno nuovo, dà vita a un bianco di notevole densità, dalla consistenza setosa e dal finale salino e lunghissimo. Un grande vino bianco da invecchiamento, capace di superare i dieci anni.
Saint-Péray Les Bulles d’Alain: omaggio alla storica tradizione spumantistica di Saint-Péray, questo vino è prodotto con metodo tradizionale da uve Marsanne coltivate in biodinamica su granito. Le uve vengono raccolte presto, all’inizio di settembre, per preservare la vivacità indispensabile alla presa di spuma. Perlage fine, palato gessoso e arioso, con note di mela e brioche: un aperitivo di carattere, lontano dagli spumanti standardizzati.
Saint-Joseph Les Côtes: nata da una piccola parcella di Syrah allevata con pali di legno su un pendio granitico molto ripido, questa cuvée prodotta in quantità limitate punta sulla concentrazione e sulla linearità. Frutti rossi maturi, spezie dolci e note affumicate si uniscono a un palato ampio e generoso. Si può apprezzare dopo tre o quattro anni e continua a evolvere felicemente per una buona decina d’anni.
Côtes du Rhône Les Peyrouses: cuvée di Syrah proveniente da terroir vicini a Cornas, affinata per circa dodici mesi in botti già utilizzate per preservare la freschezza del frutto. Al naso si intrecciano mora, ciliegia nera, pepe e liquirizia; al palato è succoso, rotondo e morbido, con tannini ben integrati. È il vino da bere con piacere della tenuta, da scoprire nei suoi primi tre o quattro anni con i piatti di tutti i giorni.
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