Chinon

Tutti i vini della denominazione Chinon in Loira

In Touraine, questa denominazione si estende su 2.100 ha, piantata principalmente a Cabernet-Franc e Cabernet-Sauvignon, fino al 25% del vigneto autorizzato dal 2000, per i vini rossi e i vini rosati, e a Chenin, per la piccola proporzione di vino bianco prodotta. A seconda del terroir di provenienza, il Chinon può essere leggero e delicato, molto aromatico (sui frutti rossi), se prodotto sui suoli ghiaiosi delle rive della Vienne, oppure corposo e strutturato, con aromi complessi di frutti neri compotati, spezie dolci e selvaggina, se proviene dai versanti di tufo o dagli altopiani di argilla a selce. Tutti presentano una veste intensa di colore ciliegia fino al violaceo, che evolve verso tonalità brune con riflessi purpurei. Tra i migliori produttori di questa denominazione della Loira, troverete Alain Lenoir, Bernard Baudry, Charles Joguet, Chateau de Coulaine, Couly Dutheil, Grosbois, Olga Raffault, Philippe Alliet... 

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Philippe Alliet Chinon Tradition 2020

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Bernard Baudry Chinon La Croix Boissée 2015 Bianco

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Alcofribas Chinon Coteau de Reuffé 2022 bianco

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Charles Joguet Chinon Clos de la Dioterie 1988 - PROMO -15% !

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Dove si trova la denominazione Chinon?

La denominazione si trova nell’Indre-et-Loire, all’estremità occidentale della Touraine, lungo la valle della Vienne e sulle rive sinistre dell’Indre e della Loira. L’area geografica comprende ventisei comuni, tra cui Chinon, Cravant-les-Coteaux, Panzoult, Ligré, Beaumont-en-Véron, Savigny-en-Véron, Sazilly, Anché, Huismes, Rivière, La Roche-Clermault, Candes-Saint-Martin e L’Île-Bouchard. Il vigneto occupa i pendii e i margini degli altopiani su entrambi i lati della Vienne, oltre al paesaggio più aperto del Véron, la lingua di terra alla confluenza dei due fiumi.

Questo vigneto si estende su circa 2.350 ettari coltivati da poco più di duecento viticoltori, per una produzione media vicina ai 125.000 ettolitri. Le denominazioni vicine sono Bourgueil e Saint-Nicolas-de-Bourgueil sull’altra sponda della Loira, Saumur-Champigny a ovest nel Maine-et-Loire, oltre a Touraine e Touraine Azay-le-Rideau verso est. L’intera area rientra nel Parco naturale regionale Loire-Anjou-Touraine e nel perimetro della Valle della Loira iscritta nel patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Storia della denominazione Chinon

La storia di questo vigneto risale all’epoca gallo-romana, quando Chinon era già un importante crocevia stradale e fluviale alla foce della Vienne. Nell’XI secolo, un racconto dedicato a san Mexme menziona un proprietario di Chinon che trasportava il proprio vino lungo il fiume fino a Nantes per venderlo a un prezzo migliore. Sotto i Plantageneti, la città diventa il centro di un immenso feudo e i suoi vini vengono serviti a corte. È in questo periodo che il Cabernet Franc, già presente nel Sud-Ovest, risale la Loira da Nantes, guadagnandosi il soprannome locale di Breton.

François Rabelais, nato intorno al 1490 alla Devinière, a Seuilly, celebra questi vini in Gargantua nel 1534, conferendo loro una fama letteraria duratura. Nel XVIII secolo, il commercio olandese, attivo attraverso il porto di Nantes, ne fa vini molto ricercati per l’esportazione via mare. Dopo la crisi della fillossera, i viticoltori ricostituiscono il vigneto nelle zone storiche conservando il loro vitigno prediletto: il 24 maggio 1937 viene fondato un consorzio di tutela e il 31 luglio dello stesso anno viene riconosciuta la denominazione d’origine controllata. Dai 550 ettari del 1937, la superficie è più che quadruplicata, grazie anche alla confraternita degli Entonneurs rabelaisiens, creata nel 1961, e a una generazione di viticoltori attenti alle singole parcelle, arrivata negli anni Ottanta.

Quali sono i terroir della denominazione Chinon?

I terroir si suddividono in tre grandi famiglie, da cui deriva la varietà degli stili. Le terrazze sabbiose e ghiaiose della piana alluvionale della Vienne, molto drenanti, danno vini fruttati, morbidi e pronti da bere. I pendii argillo-calcarei sul tufo calcareo, la tenera roccia gessosa del Turoniano in cui sono scavate innumerevoli cantine, producono i rossi più strutturati e più adatti all’invecchiamento. Gli altopiani argillo-silicei del Senoniano, ricchi di argille con selce, apportano invece corpo e profondità.

Il clima, da oceanico a semicontinentale, si distingue per temperature più elevate e condizioni più secche rispetto al resto della Touraine, tanto che fichi, magnolie e palme prosperano nei giardini della regione. Le correnti d’aria generate dalla Loira e dalla Vienne allontanano naturalmente le masse d’aria fredda e favoriscono un risveglio vegetativo precoce, condizione preziosa per il Cabernet Franc, qui vicino al limite settentrionale della sua coltivazione. Alcuni luoghi denominati godono di un’antica reputazione, a cominciare dal Clos de l’Écho, a ridosso della fortezza, Les Picasses, Le Chêne Vert, La Dioterie, Les Grézeaux e il Coteau de Noiré.

Quali vitigni sono ammessi nella denominazione Chinon?

I vitigni autorizzati sono il Cabernet Franc come varietà principale per i rossi e i rosati, con l’aggiunta di Cabernet Sauvignon fino a un massimo del 10% delle superfici vitate, e lo Chenin, unico vitigno ammesso per i bianchi. Nei fatti, la stragrande maggioranza delle cuvée rosse è Cabernet Franc in purezza: i viticoltori di Chinon rivendicano un legame quasi identitario con questo vitigno.

Sui terreni sabbiosi e ghiaiosi, il Breton offre un frutto vivace di lampone e ribes, con un accenno di violetta e peperone dolce; sul tufo calcareo acquista densità tannica, profondità e note di ribes nero, mina di matita e tabacco. Lo Chenin, minoritario ma in crescita, dà bianchi secchi e vivaci, con sentori di fiori bianchi e agrumi, che con il tempo evolvono verso la mela cotogna, il miele e la mandorla tostata. La densità minima d’impianto è fissata a 4.500 ceppi per ettaro, la resa a 55 ettolitri per ettaro e lo Chenin può essere allevato solo con potatura corta.

Quali sono i diversi stili dei vini di Chinon?

Si producono vini di tre colori, con una netta prevalenza dei rossi, che rappresentano circa l’85-90% dei volumi, seguiti dai rosati, intorno all’8%, e dai bianchi, più rari. I rossi dei terreni ghiaiosi, vinificati con macerazioni brevi e affinati in vasca, hanno un colore rubino, un bouquet di piccoli frutti rossi e un sorso leggero; vanno bevuti entro tre anni, serviti freschi. I rossi dei pendii, ottenuti con rese inferiori e spesso affinati per dodici-diciotto mesi in grandi botti, tonneau o barrique, presentano un colore granato intenso, una struttura tannica morbida e un potenziale di invecchiamento di diversi decenni. I rosati, secchi e schietti, puntano sulla freschezza dei frutti rossi e su un tocco pepato, mentre i bianchi da Chenin uniscono tensione e consistenza.

Il disciplinare impone per i rossi un affinamento almeno fino al 14 dicembre dell’anno della vendemmia, con immissione sul mercato dal 1° gennaio successivo; le migliori cuvée aspettano molto più a lungo. Quanto agli abbinamenti, le versioni fruttate accompagnano i salumi della Touraine, i rillons, le rillettes, un’andouillette o un tagliere di sainte-maure-de-touraine; le cuvée da invecchiamento si abbinano a una gallina arrosto, un cosciotto d’agnello, un civet di lepre, un piccione o un taglio di manzo con spugnole. I bianchi sono ottimi con un lucioperca al beurre blanc, pesci di fiume e formaggi freschi di capra.

Quali sono le migliori annate di Chinon?

Le annate di riferimento degli ultimi trent’anni sono quelle che hanno consentito al Cabernet Franc di raggiungere la piena maturazione senza eccessi di calore. Il 1996, 2002, 2005, 2009, 2010, 2015, 2018, 2019, 2020, 2022 e 2023 sono i punti di riferimento: il 2005 e il 2010 per il loro classicismo e la loro persistenza, il 2015 e il 2019 per la loro densità, il 2022 e il 2023 per l’equilibrio tra piena maturazione e ritrovata freschezza.

Le annate più difficili richiedono un’attenta selezione della tenuta: il 2003 ha risentito dell’ondata di caldo, il 2007, 2011 e 2013 hanno dato vini più diluiti, il 2017 e il 2021 sono stati penalizzati dalle gelate primaverili, pur dando vini tesi e piacevoli da bere in piccole quantità, e il 2024 ha subito un’eccezionale pressione della peronospora. In concreto, le cuvée dei terreni sabbiosi e ghiaiosi delle annate 2022 e 2023 si possono bere già ora, mentre i vini delle vecchie vigne di collina del 2018, 2019 e 2020 traggono un netto beneficio da qualche altro anno in cantina.

Quali sono le migliori tenute della denominazione Chinon?

La tenuta storicamente più emblematica è Domaine Charles Joguet, fondato nel 1957 a Sazilly da un viticoltore che era anche scultore e pittore, tra i primi nella Loira a vinificare parcella per parcella anziché assemblare le uve. I suoi quaranta ettari danno cuvée diventate grandi classici: il Clos de la Dioterie, da vigne molto vecchie, il Clos du Chêne Vert, piantato sul tufo calcareo, e Les Varennes du Grand Clos, le cui migliori annate sono da collezione. Domaine Bernard Baudry, creato nel 1975 a Cravant-les-Coteaux con due ettari, oggi estesi a una trentina e coltivati in regime biologico, è un riferimento assoluto della denominazione: Les Granges per il suo frutto, Les Grézeaux sui terreni ghiaiosi, Le Clos Guillot e soprattutto La Croix Boissée, proposta sia in rosso sia in bianco, sono tra le bottiglie più ricercate della Touraine.

Domaine Philippe Alliet, anch’esso situato a Cravant, ha introdotto nel Chinonais un rigore d’ispirazione bordolese, con estrazioni controllate e affinamenti in barrique: le cuvée Vieilles Vignes, L’Huisserie e Coteau de Noiré, nata da un ripido pendio ripiantato sul tufo calcareo, sono riferimenti regolarmente annoverati tra le massime espressioni del Cabernet Franc. La maison Couly-Dutheil, fondata nel 1921, incarna la dimensione storica del cru grazie ai suoi vigneti in monopolio a ridosso della città: il Clos de l’Écho, le cui vigne confinano con la fortezza e sarebbero appartenute alla famiglia di Rabelais, e il Clos de l’Olive, a cui si aggiunge la cuvée Crescendo nelle grandi annate. Domaine Olga Raffault, a Savigny-en-Véron, mantiene viva una tradizione rara nella Loira, quella delle uscite tardive: la sua cuvée Les Picasses, affinata a lungo e poi conservata nella tenuta, si degusta dopo quindici o vent’anni di bottiglia e dimostra il potenziale di invecchiamento del terroir argillo-calcareo.

Quanto a lungo si può conservare un vino di Chinon?

Il tempo di conservazione dipende direttamente dal terroir d’origine e dallo stile della cuvée. I rossi provenienti da terreni sabbiosi e ghiaiosi, affinati in vasca, si bevono idealmente entro due-cinque anni, per apprezzarne il frutto vivace. I rossi dei pendii argillo-calcarei si esprimono al meglio tra gli otto e i quindici anni, mentre le grandi cuvée da vecchie vigne sul tufo calcareo si conservano senza difficoltà per venti-venticinque anni nelle annate calde, sviluppando note di sottobosco, cuoio e cacao. I rosati si consumano entro l’anno; i bianchi da Chenin tra i tre e gli otto anni, con i migliori che possono arrivare a dieci-dodici anni.

Una cantina stabile tra 10 e 14 °C, con un’umidità intorno al 70%, al riparo dalla luce e dalle vibrazioni e con le bottiglie coricate, garantisce un’evoluzione armoniosa. Al momento di servirle, le cuvée leggere si possono portare a 14-15 °C, senza una lunga permanenza in caraffa: basta un quarto d’ora per far emergere il frutto. I vini da invecchiamento si servono intorno ai 16 °C e, da giovani, possono restare un’ora in caraffa; le bottiglie con più di quindici anni vanno invece decantate delicatamente appena prima del pasto, per separare il deposito senza alterarne gli aromi.

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