Labégorce Zédé 2000
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Cru Bourgeois Supérieur di Margaux
Il Château Labégorce è un cru bourgeois supérieur dell'appellation Margaux situato sulla riva sinistra del vigneto bordolese. Appartiene alla famiglia Perrodo dal 1989 (che è anche proprietaria di Marquis d'Alesme e di Labegorce Zédé). Il suo vigneto si estende oggi su 70 ettari di vigne (terroir sabbioso-ghiaioso e sabbioso-limoso), poiché la famiglia Perrodo ha deciso di riunificare Labégorce e Labégorce Zédé nel 2009, tornando così alle dimensioni storiche del Château Labégorce di 215 anni fa. L'età media delle viti è di circa 25 anni, e l'intero dominio beneficia di una gestione ragionata. Il vigneto è composto dai 4 principali vitigni utilizzati a Bordeaux: 50% di Cabernet Sauvignon, 45% di Merlot, 3% di Cabernet Franc e 2% di Petit Verdot.
Diverse famiglie Gorsse hanno vissuto per secoli a Margaux e nei comuni vicini, e fu probabilmente un certo abate Gorce a dare il proprio nome al luogo. L’esistenza della Maison Noble de La Bégorce è attestata già nel 1332; Édouard Féret, nella sua edizione del 1868, la cita come una delle più belle e meglio situate del comune di Margaux. Nell’agosto del 1795, la maggior parte della tenuta viene venduta ai coniugi Benoist, provocando la divisione della proprietà storica in tre parti distinte: Labégorce, Labégorce-Zédé e L’Abbé Gorsse de Gorsse.
Il nome Zédé compare con i discendenti dei Benoist: l’ingegnere Gustave Zédé, direttore delle costruzioni navali e progettista del primo sottomarino francese, il celebre Gymnote varato nel 1888, e suo fratello, il viceammiraglio Émile Zédé. Entrambi sviluppano l’attività e ne migliorano la qualità alla fine del XIX secolo; Gustave fa inoltre eseguire importanti lavori di ammodernamento dello château sotto la direzione dell’architetto Georges Minvielle. La proprietà passa poi di mano più volte, fino a Jean Battesti nel 1961, che ripianta una parte del vigneto e si dedica alla produzione di un vino di buona qualità. Nel 1979 Battesti cede la tenuta a una società fondiaria agricola, che ne affida la gestione a Luc Thienpont, membro della celebre famiglia belga del vino e proprietario di Clos des Quatre Vents. La tenuta conta allora 42 ettari, di cui 29 vitati, e vengono avviati importanti lavori di drenaggio. Luc Thienpont le restituisce tutto l’antico splendore, fino a ottenere la classificazione come Cru Bourgeois Exceptionnel il 17 giugno 2003. Nel 2005 Hubert Perrodo, industriale del gruppo petrolifero Perenco e proprietario di Château Labégorce dal 1989 e di L’Abbé Gorsse de Gorsse dal 2002, acquista Labégorce-Zédé, portando così a compimento la riunificazione del vigneto storico oltre duecento anni dopo la sua divisione. Dopo la sua scomparsa nel 2006, è la figlia Nathalie Perrodo-Samani a concludere il progetto. A partire dall’annata 2009, i cru confluiscono sotto il solo nome di Château Labégorce e Château Labégorce-Zédé cessa di esistere.
La parte della tenuta corrispondente a Labégorce-Zédé, dove sorgeva lo château originario, si trova sui terreni ghiaiosi e sui dossi più elevati del comune di Margaux, circondata da cru prestigiosi. Queste profonde ghiaie depositate dalla Garonna, che assicurano un eccellente drenaggio, costringono le radici delle viti a spingersi in profondità e sono all’origine del profumo floreale e della finezza tannica caratteristici dei grandi vini di Margaux.
Per lungo tempo il vigneto ha occupato dai 27 ai 35 ettari, con densità d’impianto comprese tra 6 600 e 10 000 ceppi per ettaro a seconda delle parcelle, a testimonianza dell’attenzione riservata alle caratteristiche di ciascuna zona. Vi erano rappresentati i vitigni classici del Médoc, con il cabernet sauvignon in primo piano, affiancato da merlot, cabernet franc e petit verdot. Oggi riunificata, la proprietà di Château Labégorce conta 62,5 ettari nella denominazione Margaux e 4,5 ettari in Haut-Médoc, piantati per il 50% a cabernet sauvignon, il 45% a merlot, il 3% a cabernet franc e il 2% a petit verdot; l’età media delle viti è di circa trent’anni. I terreni sono per il 70% sabbioso-ghiaiosi e per il 30% sabbioso-limosi. Il vigneto è gestito secondo i principi dell’agricoltura integrata, in linea con quelli dell’agricoltura biologica e biodinamica, con particolare attenzione alla vitalità del suolo: lavorazioni poco profonde, coperture vegetali e pacciamatura su alcune parcelle.
Sotto la guida della famiglia Thienpont, lo stile della maison privilegiava la purezza e le proporzioni classiche rispetto a un’estrazione spinta, secondo una filosofia coerente con l’impegno della famiglia sulla riva destra. La vendemmia prevedeva un’accurata selezione delle uve e le vinificazioni avvenivano parcella per parcella, con estrazioni misurate volte a preservare il frutto e la finezza dei tannini.
L’affinamento avveniva in barrique di rovere per dodici-diciotto mesi, con una quota di legno nuovo variabile dal 33 al 65% a seconda delle annate e rinnovata ogni anno. L’assemblaggio puntava tanto all’equilibrio e alla piacevolezza di beva quanto al potenziale di invecchiamento, senza mai ricercare il peso o la concentrazione. La produzione annua si aggirava sui 900 ettolitri. Questo approccio spiega l’insolita costanza qualitativa del cru e l’eccellente rapporto qualità-prezzo che lo ha reso apprezzato dagli intenditori. Dopo la fusione, la squadra di Château Labégorce, guidata da Marjolaine Maurice de Coninck per le tenute viticole della famiglia Perrodo, prosegue un lavoro accurato sulle singole parcelle dell’insieme riunificato, con affinamenti che prevedono circa il 35% di legno nuovo e vini dal frutto brillante, dalla struttura ricca e morbida, incorniciata da tannini delicatamente integrati.
Château Labégorce-Zédé (Margaux AOC): lo storico grande vino della proprietà, prodotto con questo nome dal XIX secolo fino all’annata 2008 inclusa, l’ultima vinificata in modo indipendente. Assemblaggio dominato da cabernet sauvignon e merlot, affinato per dodici-diciotto mesi in barrique. Offre un autentico profumo di Margaux, floreale e delicato, con note di violetta, lampone, ciliegia e spezie dolci, a cui si aggiungono con l’età sentori di sottobosco e cedro. Al palato privilegia la finezza e la precisione rispetto alla potenza, con tannini fini e un finale elegante e persistente. Le annate 1990, 1995, 1996, 2000, 2001, 2005 e 2008 sono tra le più riuscite. Poiché la produzione è definitivamente terminata, ogni bottiglia è ormai un pezzo da collezione.
Domaine Zédé (Bordeaux Supérieur AOC): il secondo vino della proprietà, nato con l’annata 1988 e pari a circa metà della produzione della tenuta. Subentrava a Château de l’Amiral, marchio lanciato nel 1973 e poi abbandonato in seguito all’opposizione di Château Beychevelle. Più morbido, più fruttato e subito accessibile, permetteva di scoprire lo stile della maison a un prezzo contenuto, beneficiando della stessa competenza nella vinificazione.
Z de Zédé (Bordeaux AOC): terzo vino della proprietà, la cui prima annata risale al 1990. Concepito in uno stile ancora più leggero e invitante, caratterizzato da frutti rossi croccanti e tannini morbidi, era destinato a essere bevuto giovane e completava la gamma dei vini del cru.
Zédé de Labégorce (Margaux AOC): l’erede diretto del cru. Dalla fusione del 2009, questo nome designa il secondo vino di Château Labégorce e mantiene così viva la memoria di Labégorce-Zédé e dei fratelli Zédé. Prodotto con le uve delle parcelle e dei lotti che non confluiscono nel grande vino, rappresenta circa il 40% di una produzione complessiva compresa tra 150 000 e 180 000 bottiglie. Morbido, profumato e seducente, con note di frutti rossi freschi, violetta e spezie, si gusta con piacere già dopo qualche anno in bottiglia e oggi è il modo più fedele per ritrovare lo spirito del cru scomparso.
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