Mas du Chêne Pinot Chio 2023
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Il domaine Mas du Chene: delle Costières de Nîmes al vertice (Rodano Meridionale)
Situato a Saint-Gilles, nel Gard, alle porte della Camargue e a sud dell'area di denominazione Costières de Nîmes, il Mas du Chêne è uno dei domaine più atipici del sud della Valle del Rodano. Emmanuelle Delon e Luc Vignal vi coltivano cinquanta ettari di vigne su una proprietà di un unico appezzamento di sessantaquattro ettari, con un'encépagement di una varietà sorprendente: Syrah, Grenache, Carignan, Cinsault, Merlot, Alicante, Pinot Noir, Sangiovese, Roussanne, Vermentino. Da questa tavolozza nascono una dozzina di cuvée, per la maggior parte in monovitigno ed etichettate come Vin de France, tutte condotte in agricoltura biologica.
L’avventura familiare comincia nel 1915, quando Frédéric Coste lascia in eredità alla figlia Valentine e al marito Arthur Delon trentasei ettari di vigneti non lontano dalla Camargue e dalla valle del Rodano. Di generazione in generazione, la famiglia acquisisce molti altri terreni attorno al mas. Raoul Delon guida la proprietà dal 1935 al 1982, seguito da Philippe Delon nel 1983 e poi da Nicole Soyris-Delon dal 1984 al 1999. Tutti conducono la proprietà con passione e dedizione, in un’epoca in cui gran parte della produzione è ancora destinata alla vendita sfusa.
La svolta arriva con la morte di Nicole, nel 1999. La sua unica figlia Emmanuelle decide allora di lasciare tutto per trasferirsi al Mas con il figlio e proseguire l’avventura di famiglia come viticoltrice. Il compagno Luc Vignal, dopo alcuni anni trascorsi dall’altra parte del bancone come enotecario, la raggiunge nel 2008. Dalla loro unione nasceranno, oltre alle due figlie, più di una dozzina di cuvée, perlopiù monovarietali e biologiche. Già con la prima etichetta, battezzata Marche Arrière, il programma è chiaro: tornare ai metodi di coltivazione di un tempo, prendersi il tempo di osservare le viti, lavorare i terreni e abbandonare i trattamenti chimici di sintesi. Da allora Emmanuelle Delon e Luc Vignal hanno formalizzato il loro impegno avviando la conversione biologica dell’intera tenuta, diventata nel corso delle annate un punto di riferimento per i vini vivi del Gard.
Il Mas du Chêne si estende per sessantaquattro ettari in un unico appezzamento attorno all’azienda, di cui cinquanta vitati. I restanti quattordici ettari comprendono boschi, oliveti recintati, siepi e terreni a riposo che contribuiscono attivamente all’equilibrio del territorio e alla biodiversità, un aspetto fondamentale per i viticoltori.
Il terroir, situato sulla riva destra del Rodano, è composto da ghiaie villafranchiane, chiamate localmente gress, formatesi durante l’alternarsi di fasi di riscaldamento e glaciazione nell’era quaternaria e avvolte da una caratteristica sabbia rossa. Questa struttura svolge un ruolo decisivo: l’acqua piovana penetra nello strato di ciottoli arrotondati, si raccoglie nei solchi dei terreni sottostanti e forma una falda discontinua che alimenta regolarmente le viti. Il vigneto sfugge così alla siccità estiva, sempre più frequente nella regione. La scelta dei vitigni è volutamente molto varia e rende possibile questa abbondanza di cuvée monovarietali. Vi si trovano Syrah, Grenache e Carignan come base di vitigni rodaniani, Cinsault per l’equilibrio, Merlot, Alicante, Pinot Noir e Sangiovese per l’originalità, oltre a Roussanne, Grenache blanc e Vermentino per i bianchi. I terreni vengono lavorati meccanicamente, i tralci di potatura triturati e restituiti al suolo, mentre la lotta contro la tignola della vite si basa sulla confusione sessuale anziché sugli insetticidi. In vigna si impiegano soltanto zolfo e rame.
La filosofia di cantina è tanto semplice quanto rigorosa: lasciare esprimere il vitigno e l’annata. Tutte le fermentazioni si avviano esclusivamente con lieviti indigeni, senza inoculi né aggiunta di correttivi. Le uve vengono generalmente diraspate, tranne per alcune cuvée vinificate con macerazione carbonica, una tecnica che preserva la vivacità del frutto e la morbidezza dei tannini.
L’affinamento dura dai sei ai dodici mesi a seconda delle cuvée: in vasche di cemento, per preservare freschezza e purezza del frutto, oppure in botti borgognone già utilizzate per più vini, per dare volume e affinare la consistenza. Per i bianchi si usano talvolta persino barrique provenienti da Château d’Yquem. Per alcune cuvée si arriva a rinunciare del tutto ai solfiti aggiunti. Il risultato sono vini naturalmente invitanti, senza alcun artificio apparente, con volume, persistenza e splendidi aromi fruttati. Bottiglie pensate per la tavola e la convivialità, spesso descritte come vini gioiosi da bere in compagnia, ma la cui precisione tecnica non lascia nulla al caso.
Marche Arrière: la primissima cuvée della tenuta e il suo manifesto. Carignan in purezza, fermentato con lieviti indigeni in macerazione carbonica e poi affinato per sei mesi in botti borgognone. Il nome dice tutto: un ritorno ai metodi di un tempo. Un rosso insieme scattante e strutturato, con note di frutti neri e spezie e una bella trama minerale.
Les Copains Débordent: Cinsault in purezza, vinificato per il piacere immediato. Colore chiaro, frutti rossi aciduli, palato morbido e dissetante. Una bottiglia da aprire tra amici, da servire leggermente fresca con grigliate o un tagliere di salumi.
Pinot Chio: come suggerisce il nome, questo vino è ottenuto al 100% da Pinot Noir, vitigno rarissimo in questo clima. Vinificato in modo tradizionale con una breve macerazione e un affinamento di sei mesi in vasche di cemento per preservarne tutta la componente fruttata, esprime ciliegia e mora su un palato fine e acidulo, ravvivato da qualche nota speziata e da un tocco di pepe bianco.
Merlot l'Enchanteur: un Merlot carnoso e denso, raccolto a piena maturazione, che richiama aromi di frutti rossi maturi. Diraspato al 100%, fermentato con lieviti indigeni in vasche di cemento e poi affinato per sette mesi in botti borgognone già utilizzate per più vini. L’equilibrio del vino non viene meno con la maturità del frutto e offre un profilo invitante, morbido e fresco.
Sangiovese: una cuvée originalissima dall’accento italiano, ottenuta da Sangiovese, probabilmente l’unico coltivato in tutta la valle del Rodano. Dopo la diraspatura e la vinificazione in vasche di cemento, metà del vino affina in botte per sette mesi. Dal colore chiaro e luminoso, presenta un naso molto fruttato di ribes nero e ciliegia, con note tostate; al palato è potente e invitante, su una trama ariosa. Si abbina naturalmente alla cucina italiana.
Soufre qui Peut: la cuvée più radicale della casa, una Syrah in purezza vinificata senza alcun solfito aggiunto. Emblema dell’approccio biologico e naturale della tenuta, punta tutto sulla purezza del frutto e sulla facilità di beva, con l’energia tipica dei vini senza additivi.
Alicante: un raro vino monovarietale, ottenuto da questo antico vitigno tintore quasi scomparso dal panorama viticolo francese. Colore profondo e scuro come l’inchiostro, frutti neri intensi e un palato generoso: una cuvée di carattere che testimonia la passione della tenuta per le varietà dimenticate.
Lâcher de Rosé: rosato da pressatura diretta che unisce Syrah, Grenache e Cinsault, affinato per sei mesi in vasche di cemento. Colore rosa petalo, aromi di agrumi e succo di pesca, palato irresistibile sostenuto da una bella vivacità. Uno stile brioso, ben lontano dai rosati standardizzati del Midi.
Vermentino: un bianco aromatico e invitante, raccolto al giusto grado di maturazione per preservarne acidità e freschezza. La macerazione sulle fecce di pressatura, la pressatura lenta, seguite dalla vinificazione e dall’affinamento in vasche di cemento, permettono di estrarre la quintessenza del vitigno, tra agrumi, fiori bianchi e sapidità mediterranea.
Bulles de Vermentino: la cuvée spumante della tenuta, prodotta con Vermentino in purezza e sempre fermentata con lieviti indigeni, con un affinamento di sei mesi. Bollicine fini, frutto croccante e freschezza dissetante: la bottiglia ideale per un aperitivo originale.
Il bianco da assemblaggio: nato dall’unione di Roussanne, Grenache blanc e Vermentino, fermenta con lieviti indigeni e viene poi trasferito in botti provenienti dalla Borgogna e da Château d’Yquem, prima di affinare otto mesi sui lieviti. Al naso, frutta gialla matura e fiori; al palato, un bell’equilibrio tra morbidezza e tensione. Consigliato come aperitivo e con un plateau di frutti di mare.
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