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Situato nel cuore di Bolgheri, sulla Costa degli Etruschi, Le Macchiole figura tra le proprietà più ricercate della Toscana. Fondato all'inizio degli anni '80 da Eugenio Campolmi e Cinzia Merli, questo domaine familiare ha costruito la propria reputazione su una scelta audace: quella dei vini monovitigno, in controtendenza rispetto agli assemblage bordolesi che all'epoca dominavano la regione. Su circa 27 ettari di vigne condotte in agricoltura biologica, la maison firma cuvée di una precisione straordinaria, sostenute da un lavoro parcellare minuzioso e da vinificazioni su misura. Messorio, Paleo Rosso e Scrio figurano oggi tra i grandi vini italiani più quotati, mentre il Bolgheri Rosso e il Paleo Bianco offrono una porta d'ingresso ideale verso questo terroir marittimo unico.
L’avventura inizia quando Eugenio Campolmi, originario di Bolgheri, lascia l’attività commerciale e di ristorazione dei genitori per acquistare alcuni ettari di terreni allora coltivati a grano. La tenuta prende il nome dallo storico podere in cui nasce. In un’epoca in cui la zona non era nota né per le vigne né per i vini, Eugenio e sua moglie Cinzia Merli reimpiantano l’intero vigneto e sperimentano un’ampia gamma di vitigni (sangiovese, cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, syrah, chardonnay, sauvignon blanc) per individuare quelli che si esprimono meglio su questi suoli. La prima bottiglia esce nel 1987, seguita dal Paleo Rosso nel 1989, dal Paleo Bianco nel 1991 e poi da Messorio e Scrio nel 1994.
La svolta decisiva arriva nel 2001: le tre grandi cuvée diventano vini monovarietali, una scelta allora rivoluzionaria a Bolgheri. La prematura scomparsa di Eugenio nel 2002 non interrompe questo percorso. Cinzia Merli prende le redini della tenuta, affiancata dall’enologo Luca d’Attoma, presente dal 1991, poi da Luca Rettondini e oggi dai figli Elia e Mattia.
Il vigneto si estende tra le colline e il Mar Tirreno, nella denominazione Bolgheri, istituita ufficialmente nel 1983. Il clima mediterraneo, secco e ben ventilato dalle brezze marine, unisce il caldo estivo alla freschezza notturna: è questa escursione termica a conferire ai vini tensione aromatica e un eccezionale potenziale di invecchiamento. Lungi dall’essere un blocco omogeneo, la tenuta è un mosaico di una dozzina di parcelle distribuite in diverse zone della denominazione, ciascuna identificata e mappata: Puntone, Vignone, Casa Nuova, Sommi, Casavecchia, Ulivino, Madonnina.
I suoli raccontano storie molto diverse da una parcella all’altra: argille profonde con scheletro di origine fluviale, argille con scheletro arenaceo, substrati calcarei con proporzioni variabili di sabbia e argilla, terre rosse ricche di marne sulle alture. Le altitudini vanno dai 30 metri ai 210 metri della parcella terrazzata di Casavecchia, allevata ad alberello. Le Macchiole è stata pioniera anche nella densità d’impianto, arrivando fino a 10 000 ceppi per ettaro a Vignone, con rese volutamente limitate a 800 o 900 grammi per ceppo. L’intero vigneto è coltivato secondo il metodo biologico, con ogni vitigno piantato nel suolo e nell’esposizione più adatti.
La cantina lavora esclusivamente le proprie uve. La vendemmia è interamente manuale e si svolge dalla terza settimana di agosto, per lo chardonnay, fino all’inizio di ottobre, per i cabernet, con date di raccolta stabilite parcella per parcella, talvolta filare per filare. All’arrivo in cantina, una doppia selezione su tavolo garantisce una materia prima impeccabile.
Ogni parcella viene poi vinificata separatamente, con un approccio di minimo intervento. Fermentazioni e macerazioni si svolgono principalmente in vasche di cemento e d’acciaio inox, per periodi prolungati che vanno dai 15 giorni del Bolgheri Rosso ai 25 del Paleo Rosso, così da estrarre delicatamente tannini fini e conferire profondità al vino. L’affinamento rispecchia la stessa ricerca di purezza: barrique nuove e di più passaggi, tonneau, tini troncoconici e, sempre più spesso, anfore in gres e ceramica, che preservano la brillantezza del frutto senza segnare il vino. I tempi variano dagli 8 mesi per i bianchi ai 16 mesi per le grandi cuvée, con un approccio calibrato su misura per ciascun vino.
Bolgheri Rosso DOC: la prima annata imbottigliata è il 2004; secondo la tenuta, questo vino è l’espressione più diretta e immediata del terroir di Bolgheri. Assemblaggio di merlot, cabernet franc, cabernet sauvignon, syrah e sangiovese provenienti dalle parcelle Vignone, Casanuova, Sommi e Puntone, fermenta per 15 giorni in vasche d’acciaio inox prima di un affinamento di circa 10 mesi, in parte in barrique di terzo e quarto passaggio e in parte in cemento. Conquista per la sua piacevolezza, i tannini setosi e la facilità di beva, senza mai sacrificare la struttura. Un vino d’ingresso con un rapporto qualità-prezzo raro nella denominazione.
Paleo Bianco (Toscana IGT): creato nel 1991 per un ristorante locale, l’alter ego bianco del Paleo è prodotto in quantità molto limitate da chardonnay nettamente prevalente, completato da sauvignon blanc, nelle parcelle Casa Nuova e Ulivino. Vinificato per una decina di giorni in botti di rovere e in acciaio inox, viene affinato per 8 mesi con una quota crescente di anfore. Minerale e setoso, sprigiona note di frutta a polpa bianca, agrumi canditi e pietra calda, con uno spiccato carattere mediterraneo e una capacità di invecchiamento che spesso sorprende chi lo degusta.
Paleo Rosso (Toscana IGT): vero emblema della tenuta, nato nel 1989 come assemblaggio bordolese e divenuto cabernet franc al 100% dal 2001. Il nome richiama la Festuca pratensis, un’erba spontanea della costa toscana. Prodotto dalle vigne di Casa Nuova, Vignone e Ulivino con una resa di 800 grammi per ceppo, macera per 25 giorni in vasche di cemento e si affina poi per 16 mesi in barrique nuove, tini troncoconici e anfore in gres. Profondo e balsamico, con tannini nobili e una freschezza speziata, è considerato uno dei più grandi cabernet franc al mondo.
Messorio (Toscana IGT): il vino di punta della tenuta, lanciato nel 1994 come sfida personale intorno al merlot. Il nome rimanda alla mietitura del grano, momento fondamentale del ciclo agricolo a Bolgheri. Raccolto a Vignone e Ulivino con rese molto basse, fermenta e macera per 20 giorni in cemento, poi trascorre 16 mesi in barrique nuove, tini troncoconici e anfore. Lontano dal merlot morbido e prevedibile, offre una densità impressionante, un frutto nero profondo, una trama tannica raffinata e una longevità eccezionale. L’annata 2004 ha ottenuto il punteggio perfetto di 100 punti da Wine Spectator.
Scrio (Toscana IGT): nato anch’esso nel 1994, questo syrah al 100% incarna il vitigno preferito di Eugenio Campolmi. La parola toscana «scrio» significa puro, schietto, integro. Proveniente da Vignone e dalla spettacolare parcella terrazzata di Casavecchia, a 210 metri di altitudine e allevata ad alberello, viene vinificato per 20 giorni in cemento e in anfore di gres, poi affinato per 14 mesi in tonneau, tini e anfore di ceramica. Una produzione limitata, raramente superiore a poche migliaia di bottiglie, per un vino denso, pepato e vellutato, molto diverso dagli syrah francesi e del tutto originale.
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