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Il domaine Charles Joguet nella Loira: grandi vini di Chinon
Situato a Sazilly, sulla riva sinistra del Vienne, il Domaine Charles Joguet è una delle grandi firme dell'appellazione Chinon e dell'intera Valle della Loira. Fondato nel 1957 da un pittore e scultore diventato vignaiolo, fu pioniere della vinificazione parcellare in Touraine, in un'epoca in cui il Cabernet Franc veniva ancora venduto al commercio. Oggi, su circa 35 ettari certificati in agricoltura biologica, il domaine propone una gamma completa di cuvée, dai rossi fruttati da gustare in gioventù ai clos mitici concepiti per un invecchiamento molto lungo, senza dimenticare i rari bianchi di Chenin e un rosato da gastronomia.
Nel 1957 Charles Joguet abbandona una promettente carriera artistica per rilevare la proprietà di famiglia a Sazilly, dove alcune vigne risalgono al 1830. Ispirato dalle pratiche borgognone, rivoluziona le consuetudini di Chinon vinificando ogni parcella separatamente, convinto che terroir diversi richiedano vinificazioni diverse. Sperimentatore instancabile, mette a punto i primi serbatoi d’acciaio attrezzati per la follatura. Tra il 1962 e il 1976 il vigneto si amplia con gli impianti di La Cure e delle Varennes du Grand Clos sulla riva sinistra, seguiti dall’acquisizione di Clos du Chêne Vert sulla riva destra.
Nel 1985 la famiglia Genet entra a far parte della tenuta, apportandovi altri undici ettari (Silènes, Clos Monplaisir), prima di acquistare nel 1989 una vasta cantina scavata nel tufo del XV secolo, destinata all’affinamento. Charles Joguet si ritira nel 1997 per dedicarsi alla pittura, lasciando a Jacques Genet il compito di proseguire l’opera avviata. Nel 2006 Kevin Fontaine (vigna e vino) e Anne-Charlotte Genet entrano nel gruppo e avviano la conversione, coronata dalla certificazione biologica nel 2016.
Il vigneto si estende per oltre venticinque chilometri e offre un compendio dei suoli della denominazione: terrazze sabbiose e depositi alluvionali della Vienne, ghiaie su fondo argilloso, suoli silico-argillosi e silico-calcarei, pendii di argille con selce e tufo. Il cabernet franc, chiamato localmente Breton, occupa quasi tutta la superficie, completato da oltre tre ettari di chenin piantati tra il 1994 e il 1999. Nel 2006 la tenuta ha compiuto una scelta decisa a favore della qualità, cedendo sei ettari di terreni sabbiosi per acquisire una superficie equivalente di terreni argillo-calcarei.
Le esposizioni variano dal pieno sud di Clos Monplaisir al nord-est di Clos de la Dioterie, un orientamento fresco che prolunga la maturazione e preserva la tensione dei vini. Coltivate secondo i principi dell’agricoltura biologica dal 2016, le vigne beneficiano del ritorno alla lavorazione del suolo, dell’abbandono totale dei pesticidi, dell’inerbimento e di siepi che favoriscono la biodiversità. Le rese sono volutamente basse, da 25 a 40 ettolitri per ettaro, e la vendemmia si svolge a mano, in piccole cassette, con una doppia selezione prima in vigna e poi in cantina.
Per i rossi, le uve di ogni terroir entrano separatamente in vasca. Una macerazione prefermentativa a freddo di una decina di giorni, intorno ai 10 °C, precede quattro settimane di macerazione condotte sotto i 21 °C, con rimontaggi e follature adattati a ogni cuvée. Il vino fiore e i migliori vini di pressa vengono assemblati al termine della fermentazione alcolica. La fermentazione malolattica si svolge in vasca per Silènes e Les Petites Roches, in barrique per La Cure, Les Charmes, Les Varennes du Grand Clos, Clos Monplaisir, Clos du Chêne Vert e Clos de la Dioterie.
Gli affinamenti sono lunghi e discreti, condotti nella cantina scavata nel tufo del XV secolo, con un parco botti rinnovato in parte ogni anno e una preferenza per i contenitori di grandi dimensioni, affinché il legno non segni mai il vino. Le uve bianche vengono raccolte in più passaggi successivi, pressate con una pressa pneumatica e poi fermentate lentamente in barrique in una cantina molto fresca, con bâtonnage, prima dell’assemblaggio finale in vasca d’acciaio. Il rosato, proveniente dalla prima parcella vendemmiata, è ottenuto da pressatura diretta e affinato per tre mesi in acciaio, senza fermentazione malolattica, per preservarne la croccantezza.
Silènes (Chinon rosso): assemblaggio di parcelle situate sulle terrazze sabbiose e alluvionali della denominazione. Qui il cabernet franc dà un vino invitante, floreale, ricco di frutti rossi, morbido e di facile beva, da gustare fin da giovane con salumi o grigliate.
Les Petites Roches (Chinon rosso): un tempo chiamata Cuvée Jeunes Vignes, è stata ribattezzata per evocare i terroir ghiaiosi e la loro roccia madre calcarea. Pendii e altopiani argillosi moderatamente calcarei, resa media di 45 ettolitri per ettaro, uso esclusivo del vino fiore per preservarne la purezza. Aromi di fragola schiacciata e lampone, fine trama minerale: da assaporare entro i cinque anni successivi all’annata.
Cuvée Terroir (Chinon rosso): assemblaggio proveniente da diversi siti, da vigne di circa trent’anni in media. Questa cuvée emblematica per l’export, servita persino nelle prove di degustazione dei Masters of Wine, incarna il Chinon da manuale: violetta, petalo di rosa, lampone, tannini moderati e finale vivace.
La Cure (Chinon rosso): due ettari piantati nel 1974 su un terroir di ghiaie con sottosuolo argilloso, corrispondente alle terrazze alluvionali più alte della Vienne, proprio davanti alla chiesa di Sazilly. Macerazione a freddo sulle bucce per cinque giorni, macerazione di oltre quindici giorni, fermentazione malolattica e dodici mesi di affinamento in botte. Un vino equilibrato e sapido, da medio invecchiamento, al suo apice tra i tre e i sei anni.
Les Charmes (Chinon rosso): selezione di una parcella sulle alture di Anché, sulla riva sinistra della Vienne, su un terreno argillo-calcareo esposto a nord e piantato con viti di circa trentacinque anni. Vinificato in tini di legno e poi affinato per alcuni mesi in botti di rovere francese, è floreale, teso e croccante, con tannini setosi e un finale pepato. Un Chinon da medio invecchiamento di rara seduzione.
Les Varennes du Grand Clos (Chinon rosso): quattro ettari e mezzo a Sazilly, piantati tra il 1962 e il 1976 ai piedi della terrazza ghiaiosa, su un terroir silico-argilloso e silico-calcareo, con una resa di quaranta ettolitri per ettaro. Affinamento di quindici-sedici mesi in botti rinnovate in parte, seguito da sei mesi in vasca. Frutti neri, tensione minerale, tannini fini: un vino da lungo invecchiamento che seduce già per la sua eleganza.
Clos du Chêne Vert (Chinon rosso): due ettari di pendio molto ripido esposto a sud-ovest, nella località di la Haute Olive, nel cuore dello storico vigneto di Chinon, su terreni argillo-calcarei e argille con selce. Questo terroir di grande classicità dà un vino di intensità e tensione rare, dai tannini raffinati, ancora più teso della Dioterie. Un cru eccezionale da lasciare in cantina per diversi anni.
Clos de la Dioterie (Chinon rosso): il fiore all’occhiello della tenuta, uno storico clos di poco più di due ettari situato accanto alla cantina, piantato con viti di settanta-ottant’anni su argille molto calcaree esposte a nord-est. Ultima parcella a essere vendemmiata per raggiungere la piena maturità, dà un vino concentrato e profondo, dalla trama elegante e dalle note affumicate, di liquirizia e mentolo, destinato a un lunghissimo invecchiamento.
Clos Monplaisir (Chinon rosso): cuvée prodotta in piccole quantità da una parcella apportata dalla famiglia Genet, piantata nel 1979, esposta in pieno sud e affacciata sulla Vienne. Le rese sono molto contenute, intorno ai venti ettolitri per ettaro. La fermentazione malolattica e l’affinamento in barrique danno un vino denso e profondo, che si rivela pienamente dopo una quindicina d’anni nelle grandi annate.
Les Varennes du Grand Clos Franc de Pied (Chinon rosso): la più rara delle cuvée prodotte in piccole quantità, ottenuta da circa un ettaro di viti non innestate nelle Varennes, prima che la fillossera le distruggesse. Intensità aromatica singolare, tannini fusi, la patina delle vecchie annate: una bottiglia da collezione molto ricercata.
Rosé (Chinon rosato): proviene da una parcella su terreni alluvionali destinata ogni anno a questa cuvée, la prima a essere vendemmiata nella tenuta. Pressatura diretta, fermentazione e affinamento di tre mesi in vasca d’acciaio, senza fermentazione malolattica. Il risultato è un rosato di cabernet franc croccante, floreale e teso, adatto tanto all’aperitivo quanto alla tavola.
Les Petites Roches Blanc (Chinon bianco): chenin cesellato, dagli aromi di limone, mela verde e pera, arricchiti da camomilla e ginestra. Al palato esprime una luminosa freschezza, con acidità croccante, mineralità brillante e un persistente finale sapido. Un bianco preciso, perfetto con molluschi e pesci di fiume.
Les Charmes Blanc (Chinon bianco): oltre due ettari di chenin sui terreni argillo-calcarei delle alture di Anché, con una resa di trentacinque ettolitri per ettaro o meno e raccolta in passaggi successivi. Pressatura pneumatica, vinificazione in barrique da 225 litri (un terzo nuove), fermentazione molto lenta in una cantina fresca con bâtonnage, seguita da quattro-sei mesi di affinamento. Mela speziata, pera essiccata, fiori bianchi e pietra bagnata, su una profonda trama minerale.
Clos de la Plante Martin (bianco secco): la storica cuvée bianca della tenuta, ottenuta da chenin piantato tra il 1994 e il 1999, con rese molto basse. Vinificata e fermentata in botti da 600 litri, affina per otto mesi in barrique e poi per dieci mesi in vasca d’acciaio prima dell’imbottigliamento. Tesa, cesellata e sapida, beneficia molto di qualche anno in bottiglia.
Nectar de la Plante Martin (bianco dolce): frutto di un secondo passaggio tra le vigne di chenin, ancora più raro, volto a raccogliere soltanto gli acini colpiti dalla botrite. Prodotto in quantità minuscole e solo nelle annate favorevoli, questo vino unisce la ricchezza della frutta candita a note di albicocca e miele, con un’acidità che ne mantiene l’equilibrio.
Gourmandise de la Plante Martin (bianco): un’altra cuvée prodotta in piccole quantità, nata dalla stessa parcella di chenin, con un carattere più morbido e fruttato rispetto al Nectar. La delicata dolcezza, la frutta bianca matura e la freschezza della Loira ne fanno un vino da fine pasto o da accompagnare al foie gras e ai formaggi erborinati.
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