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I vini del château de Pibarnon a Bandol : un domaine emblematico della Provence
Henri de Saint Victor crea il château de PIBARNON nel 1978, e lo inserisce in pochi decenni tra le proprietà emblematiche di Bandol (con Tempier e Pradeaux). Suo figlio Éric è alla guida del Domaine Pibarnon dal 2000 e coltiva 52 Ha di vigne (47 Ha di Provence rouge + 5 Ha di Provence blanc) sui terroir calcarei di La Cadière d'Azur.
La storia comincia con un colpo di fulmine. Nel 1977, dopo aver esplorato diverse zone vitivinicole francesi, Catherine e Henri de Saint Victor pranzano in un piccolo ristorante del porto di Bandol e scoprono il rosso 1975 di Château de Pibarnon. Conquistati, salgono subito a visitare la proprietà, allora gestita dal successore di un viticoltore piemontese che produceva quei vini su appena tre ettari e mezzo. La cantina e la casa si servono ancora di pozzi, senza acqua corrente; il terreno è roccioso e l'ambiente aspro. La coppia, allora sulla cinquantina, acquista comunque la proprietà senza esitare e ne prende possesso nel 1978.
Henri de Saint Victor intraprende lavori considerevoli: costruisce terrazzamenti, dissoda i terreni, ripianta le vigne, realizza una cantina di vinificazione e definisce un'impostazione produttiva tanto per i rossi quanto per i bianchi. Il vigneto passa dai sedici ettari del 1977 a circa cinquanta oggi. I riconoscimenti arrivano presto, con diverse medaglie d'oro consecutive al Concours Général Agricole di Parigi negli anni Ottanta, seguite dagli elogi della critica internazionale. Éric de Saint Victor, cresciuto tra le botti grandi, entra ufficialmente nella tenuta nel 1989 e ne assume la direzione nel 2000. Prosegue l'opera di famiglia dando maggiore rilievo al rispetto dell'ambiente, con la certificazione biologica ufficiale ottenuta nel 2019, e affina costantemente l'espressione dei suoi terroir.
Il vigneto forma un anfiteatro naturale esposto a sud-est, disposto su restanques, terrazzamenti di pietra a secco costruiti a mano che limitano l'erosione e trattengono l'acqua in un clima caldo e secco. Il suolo costituisce una vera anomalia geologica: sebbene le vigne siano piantate su un substrato triassico, vi si trovano importanti vene di marne blu e calcari ricchi di fossili, con materiale nettamente più antico di quello presente nel resto della denominazione. Questa combinazione, talvolta paragonata alle argille blu di Pomerol, conferisce ai vini un raro equilibrio tra potenza e finezza, con una freschezza e una sapidità che non si ritrovano più in basso sul pendio.
L'altitudine svolge un ruolo decisivo: le notti estive restano fresche, il maestrale dissolve le foschie marine del mattino e la vite beneficia di una maggiore umidità, che permette al mourvèdre di raggiungere lentamente la piena maturazione. Questo vitigno tardivo ed esigente regna incontrastato, affiancato da grenache e cinsault per i rossi e i rosati, mentre clairette, bourboulenc, marsanne e rolle occupano un anfiteatro naturale esposto a nord, riservato ai bianchi. La tenuta conta oltre duecento parcelle seguite singolarmente, con diradamento dei grappoli per regolare la produzione, rese mantenute intorno ai 30-35 ettolitri per ettaro e vendemmia interamente manuale, seguita da una selezione delle uve.
La cantina porta avanti la filosofia adottata in vigna: rivelare il lato seducente e vellutato del mourvèdre anziché la sua rudezza. A seconda delle annate, una parte significativa del raccolto viene vinificata a grappolo intero. Poiché le uve arrivano a buona maturazione, l'estrazione avviene con grande delicatezza: si preferisce lasciare in infusione piuttosto che forzare. Le macerazioni sono lunghe, spesso da due a tre settimane, ma mai eccessive, per ottenere tannini maturi e setosi, privi di durezza. I rosati nascono dall'assemblaggio del mosto ottenuto per salasso dal mourvèdre e da pressatura diretta del cinsault, con fermentazione a temperatura controllata e fermentazione malolattica completa.
L'affinamento avviene principalmente in botti grandi di rovere, per circa diciotto mesi nel caso del rosso di Château de Pibarnon. Il parco botti viene rinnovato gradualmente, diversificando volutamente i bottai e l'età del legno, per adattare al meglio l'affinamento a ogni terroir senza mai imprimere note legnose al vino. Per le cuvée più ambiziose, la tenuta sperimenta anche orci di gres, materiale nobile e poco poroso che apporta luminosità, tensione e purezza rimanendo del tutto neutro. Ne risulta uno stile edonistico e sensuale, che acquista sempre più eleganza con il tempo.
Château de Pibarnon Bandol rosso: la cuvée simbolo della tenuta, composta per circa il 92% da mourvèdre e per l'8% da grenache, proveniente dai terrazzamenti migliori e affinata per diciotto mesi in botti grandi. Lunga macerazione, estrazione delicata, tannini setosi e concentrati: il vino coniuga ampiezza vellutata e un'espressione del frutto di grande eleganza, con note di mora, tartufo, alloro e macchia mediterranea. Un grande vino di lunga conservazione che spesso richiede una decina d'anni per rivelare tutta la sua profondità e che, per la capacità di acquistare eleganza nel tempo, viene volentieri paragonato ai grandi Barolo.
Les Restanques de Pibarnon rosso: creata all'inizio degli anni 2000, questa cuvée unisce circa il 70% di mourvèdre e il 30% di grenache, provenienti soprattutto dalle vigne più giovani. Più immediata del suo fratello maggiore, offre una consistenza generosa, tannini succosi e freschi e un carattere luminoso, preciso ed edonistico. Frutti neri, spezie dolci e una nota ariosa compongono un Bandol godibile già in gioventù, senza perdere nulla della complessità che contraddistingue i vini della tenuta.
Château de Pibarnon Bandol rosato: ben lontano da un semplice rosato da aperitivo, unisce il mourvèdre, vinificato per salasso, al cinsault sottoposto a pressatura diretta, in proporzioni vicine alla metà per ciascun vitigno a seconda delle annate. Oscilla tra potenza e delicatezza, tra la morbidezza che gli dona ampiezza e una schietta vivacità, con la sfumatura aranciata tipica del mourvèdre e un accenno di liquirizia. La sua sapidità dà slancio a un sorso polposo: un rosato gastronomico, splendido con il branzino alla panna e capace di invecchiare per diversi anni.
Nuances: il grande rosato da invecchiamento della tenuta, nato dall'idea di lasciare maturare deliberatamente un rosato in cantina per un'intera primavera e un'intera estate, prima di presentarlo nell'autunno successivo. Composto per il 95% da mourvèdre proveniente da una parcella tardiva in quota, vendemmiata di prima mattina in una giornata di maestrale, è vinificato e affinato in parte in una botte grande da 30 ettolitri e in parte in un orcio di gres. Colore dai delicati riflessi iridescenti, profumi eleganti di frutta candita, miele, cotognata e spezie, finale di classe: un rosato pensato per le carni bianche e i piatti autunnali.
Château de Pibarnon Bandol bianco: ottenuto da clairette, bourboulenc, marsanne e rolle coltivati in un anfiteatro naturale esposto a nord, beneficia sia dell'influsso del mare a sud sia della freschezza del versante settentrionale. Chiarifica statica a freddo, fermentazione lunga e lenta, fermentazione malolattica completa: il vino esprime al naso note iodate e al palato una materia profonda, floreale e complessa, con fiori bianchi, mandorla, agrumi e una piacevole sapidità. Un notevole bianco da tavola, ideale con pesce e frutti di mare.
Henri-Cath: una cuvée rara e dal forte valore simbolico, omaggio a Henri e Catherine de Saint Victor, fondatori della tenuta. Proveniente dal terroir di Bel Air, si distingue per la consistenza avvolgente e l'estrema raffinatezza: un vero inno alla finezza mediterranea. Prodotta in quantità molto limitate, rappresenta l'espressione più compiuta del mourvèdre secondo Éric de Saint Victor.
Le Vieux Marc de Bandol: ottenuto distillando le vinacce della tenuta e sottoposto poi a un lungo invecchiamento in legno, completa naturalmente la gamma. Caldo e profumato, con note di frutta secca, vaniglia e spezie dolci, si gusta come digestivo e testimonia il legame della maison con le tradizioni provenzali.
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