Cupano Brunello di Montalcino 2007 Magnum
Cupano Brunello di Montalcino 2007 Magnum - PROMO -10% !
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Arroccato su una collina sassosa che domina il fiume Ombrone, nel quadrante sud-ovest di Montalcino, il Domaine Cupano è uno dei segreti meglio custoditi della Toscana. Fondato da una coppia venuta da Parigi, Ornella Tondini e Lionel Cousin, applica al sangiovese una lettura profondamente borgognona ereditata da Henri Jayer: pochi ettari, rese minuscole, vinificazione parcellare, lieviti indigeni e affinamento paziente in barriques di rovere di Borgogna. Ne nascono dei Brunello di un'eleganza e di una trasparenza rare, capaci di invecchiare per decenni senza mai perdere la loro freschezza.
Ornella Tondini, giornalista de L'Autre Journal, e Lionel Cousin, cineasta e direttore della fotografia, vivevano a Parigi con la figlia Orsa quando decisero, negli anni Novanta, di lasciare tutto per Montalcino. Conoscevano già bene la regione, dove trascorrevano la maggior parte delle estati accogliendo artisti, attori, musicisti e scrittori. Nel 1994 acquistano il Podere Centine, un'azienda zootecnica abbandonata da oltre quarant'anni, a sud-ovest di Montalcino, vicino al borgo medievale di Camigliano. Il suolo era di purezza assoluta, mai toccato dal minimo concime chimico, pesticida o trattamento industriale.
Comprendono immediatamente il valore del luogo e si circondano dei migliori consigli. Carlo Ferrini seleziona i terreni, il materiale vegetale, il sistema di allevamento e l'altezza delle vigne. François Bouchet li introduce alla biodinamica. Soprattutto, il grande vignaiolo borgognone Henri Jayer, accompagnato dal giornalista Jacky Rigaux, diventa il loro mentore e trasmette loro le sue convinzioni: pochi ettari, il vino si fa in vigna, nessun concime chimico, rese limitate, rigorosa selezione su tavolo, lieviti indigeni e malolattica sulle fecce in barrique francesi. Nel 1997 la coppia pianta 3,4 ettari attorno alla collina, certificati biologici fin dal primo anno, e la prima annata commercializzata è il 2000. Lionel Cousin si spegne nel 2021, lasciando la tenuta nelle mani di Ornella e Andrea Polidoro, arrivato come consulente nel 2014 e poi divenuto maître de chai nel 2016, formato da Lionel in ogni gesto della proprietà.
La proprietà copre circa 35 ettari, di cui solo 6 piantati a vigneto; il resto è suddiviso tra 2 ettari di oliveti, 18 ettari di bosco e una decina di ettari di seminativi. Questo equilibrio voluto preserva una biodiversità rara in un'appellazione molto densamente piantata. La collina digrada in tutte le direzioni, consentendo di disporre le parcelle con esposizioni a sud, est e ovest, con aerazione e luminosità eccezionali. Questo settore relativamente caldo di Montalcino è temperato dalle brezze provenienti dalla costa mediterranea e dalla vicinanza dell'Ombrone.
Il terroir costituisce la vera firma del luogo. Un tempo il letto del fiume passava su queste terre, prima che la spinta tettonica legata al Monte Amiata, antico vulcano vicino, sollevasse la collina e vi lasciasse i suoi sedimenti. Il suolo è quindi formato da argille sabbiose mescolate a ciottoli arrotondati, con un drenaggio notevole e un elevato contenuto minerale. Poiché la zona è stata ricoperta dal mare, vi si trovano resti di conchiglie fossili e Lionel Cousin vi aveva persino rinvenuto i resti fossilizzati di una balena. È questa mineralità marina a conferire ai vini la loro eleganza e la loro sapidità così particolari. Il sangiovese grosso occupa la maggior parte dell'impianto viticolo, completato da piccole parcelle di cabernet sauvignon e merlot.
Ogni parcella viene vendemmiata, fermentata e affinata separatamente, alla maniera di un climat borgognone. La selezione è drastica, su tavolo, con eliminazione sistematica degli acini verdi o alterati. Le fermentazioni iniziano con i soli lieviti indigeni, in vasche di acciaio inox, con rimontaggi e délestage frequenti ma un'estrazione sempre misurata; l'obiettivo è l'infusione e la finezza tannica piuttosto che la potenza bruta. La tenuta esclude ogni additivo enologico.
La fermentazione malolattica si svolge sulle fecce in barrique di rovere borgognone, con le botti regolarmente rotolate per mantenere le fecce in sospensione e nutrire il vino. Gli affinamenti sono lunghi, in barrique da 225 litri e tonneaux da 500 litri, con una quota di legno nuovo ridotta nel corso degli anni per non mascherare mai il frutto. I vini non sono né chiarificati, né filtrati, né limpidi, e beneficiano poi di un paziente invecchiamento in bottiglia prima della commercializzazione. I volumi restano infinitesimali, spesso poche migliaia di bottiglie per cuvée e per annata.
Brunello di Montalcino: la cuvée emblematica, elaborata al 100% da sangiovese grosso delle parcelle storiche della collina. Dopo una lunga fermentazione con lieviti indigeni, il vino affina per diversi anni in barrique di rovere borgognone e poi in bottiglia. Si distingue per una trasparenza e un'eleganza che lo allontanano dai brunello massicci: petali di viola, tè nero, ciliegia croccante, erbe balsamiche, spezie esotiche e un tocco di arancia sanguinella incorniciano una materia setosa. I tannini sono fini e il finale salino si prolunga indefinitamente. Un grande vino da invecchiamento, capace di attraversare diversi decenni.
Brunello di Montalcino Riserva: prodotta solo nelle annate eccezionali e in quantità riservate, proviene da una selezione delle migliori barrique e beneficia di un affinamento ancora più prolungato. Più profonda e densa del Brunello classico, conserva tuttavia la stessa misura e la stessa energia. Frutti neri maturi, tabacco biondo, liquirizia e note balsamiche compongono un vino di complessità vertiginosa, da aprire con diverse ore di anticipo o da attendere per lunghi anni in cantina.
Rosso di Montalcino: ben lontano dall'essere un semplice secondo vino, questo sangiovese in purezza è qui concepito come un brunello in miniatura, anch'esso capace di invecchiare. Affinato in botte, in parte in tonneaux da 500 litri, dispiega frutti rossi brillanti, tabacco da pipa, terra calda, cannella, fiori selvatici e un tocco di scorza d'arancia e cacao. I tannini eleganti poggiano su un'acidità vibrante e il finale minerale si prolunga a lungo. Un vino di eccezionale finezza, da bere fin da oggi o da conservare da cinque a dieci anni.
Ombrone, Sant'Antimo: la cuvée che rende omaggio al fiume che costeggia la proprietà, elaborata da cabernet sauvignon e merlot piantati nel 1997 sulla collina. Vinificata con lo stesso approccio parcellare e lo stesso rifiuto dell'estrazione eccessiva, offre un profilo più scuro e vellutato, su ribes nero, mora, grafite e spezie dolci, con una trama setosa che richiama i grandi vini di Bordeaux pur mantenendo l'impronta salina del terroir di Montalcino.
Moscadello di Montalcino: omaggio alla più antica specialità del comune, ben precedente al brunello, questo vino dolce è elaborato da moscato bianco coltivato nella proprietà. Fiore d'arancio, uva fresca, scorza di agrumi e miele leggero compongono un naso di grande delicatezza, mentre il palato, cremoso ma perfettamente teso, si prolunga in un finale netto. Una rarità prodotta in quantità molto limitate, da servire fresca come aperitivo, con un formaggio erborinato o una pasticceria alla frutta.
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