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Situato ai piedi dei contrafforti sud-orientali dei monti del Chianti, nell'appellazione Valdarno di Sopra, il domaine Petrolo si è affermato in una sola generazione come uno degli indirizzi più ricercati della Toscana. La sua cuvée di punta, Galatrona, merlot puro proveniente da un vigneto unico di dieci ettari, ha valso al domaine il soprannome di Pétrus o Le Pin italiano, con punteggi che raggiungono regolarmente 98 e 100 punti presso i più grandi critici internazionali. Ma Petrolo è molto più di un vino di culto: il domaine propone anche un sangiovese d'antologia con Bòggina, un cabernet sauvignon da singola parcella con Campo Lusso, un assemblaggio storico con Torrione e persino un trebbiano ambizioso. Certificata in agricoltura biologica dal 2016, la proprietà lavora con lieviti indigeni, senza irrigazione né fertilizzanti di sintesi, per vini di terroir di una purezza straordinaria.
Il Valdarno di Sopra non è una terra viticola recente: già nel 1716, il Granduca Cosimo III de' Medici lo designava come uno dei quattro grandi territori del vino toscano, accanto a Chianti, Carmignano e Pomino. Già nel 1834, Giorgio Perrin, agronomo di origine svizzera allora proprietario di Petrolo e membro onorario dell'Accademia dei Georgofili di Firenze, descriveva nel Giornale Agrario Toscano l'uso locale di piantare vitigni francesi accanto al sangiovese. La villa della tenuta fu invece edificata tra il 1700 e il 1750 dallo scultore Massimiliano Soldani Benzi.
La storia moderna inizia nel 1947, quando Gastone Bazzocchi acquista la proprietà e pianta la vigna di Bòggina, dedicata al sangiovese. Negli anni 1980, sua figlia Lucia Bazzocchi Sanjust avvia la modernizzazione della tenuta con il figlio Luca Sanjust, pittore professionista e dottore in arte veneziana del Rinascimento, che abbandona le gallerie di Milano, Roma e Parigi per dedicarsi alla vigna. Nel 1988 nasce Torrione, primo vino della nuova era, elaborato con il contributo del leggendario consulente Giulio Gambelli. Il merlot viene piantato dalla fine degli anni 1980 e la prima annata di Galatrona esce nel 1994. Seguono Campo Lusso nel 2001, San Petrolo nello stesso anno, Bòggina C nel 2006, Bòggina A nel 2011 e Bòggina B nel 2014. La conversione a pratiche naturali viene avviata già nel 2004 e la certificazione biologica ufficiale ottenuta nel 2016.
La tenuta si estende su 272 ettari complessivi, a Mercatale Valdarno nel comune di Bucine, provincia di Arezzo, al centro del triangolo formato da Firenze, Siena e Arezzo. Solo 31 ettari sono coltivati a vigneto, mentre il resto è occupato da boschi, olivi e prati, garanzia di una biodiversità che la tenuta coltiva volontariamente. Il vigneto culmina intorno ai 300 metri di altitudine, con esposizione sud-est, di fronte al parco naturale delle colline del Chianti.
I suoli costituiscono la vera singolarità di Petrolo: qui si incontrano due placche geologiche, producendo un insolito miscuglio di argilla, scisto, marna e arenaria. L'argilla trattiene l'umidità e permette al merlot di attraversare le secche estati toscane senza stress idrico, mentre pietre e scisti apportano finezza e tensione. Ogni parcella ha la propria identità: Galatrona (10 ettari, quasi 50.000 ceppi a cordone di Royat, nella località Feriale), Bòggina, piantata nel 1947 e progressivamente reimpiantata mediante selezione massale dei cloni originari, Lecceta e i suoi oltre quarantacinque anni d'età, alcuni ceppi dei quali potrebbero essere prefillosserici, Casariccio confinante con un piccolo lago regolatore, Asilo, Campaccio annidato ai margini del bosco sotto la torre medievale di Galatrona, e Campo Lusso, terrazza naturale interamente circondata da boschi. Dal 2004, nessuna irrigazione, nessuna fertilizzazione, nessuna lavorazione del suolo, inerbimento totale con pacciamatura e abbandono completo dei pesticidi di sintesi.
La filosofia di cantina è quella di un intervento minimo al servizio del luogo. Le vendemmie sono manuali, in cassette, seguite da un'ulteriore selezione sul tavolo di cernita. Le rese sono volutamente molto basse, intorno ai 20-25 ettolitri per ettaro, con un massimo di un chilo d'uva per ceppo sul Torrione.
Le fermentazioni sono condotte con lieviti indigeni, in vasche di cemento o cemento vetrificato, con rimontaggi manuali delicati e frequenti. La fermentazione malolattica si svolge spontaneamente in legno. Gli affinamenti variano secondo le cuvée: circa 18-20 mesi in barrique di rovere francese, di cui un terzo di legno nuovo, per Galatrona, con bâtonnage costante delle fecce fini nei primi sei mesi; 15-18 mesi in vasche di cemento, grandi botti da 40 ettolitri, tonneaux e barrique per Torrione. I bianchi restano oltre quindici mesi sulle fecce in tonneaux selezionati, senza mai essere travasati prima dell'imbottigliamento. Dal 2011 la tenuta sperimenta inoltre la vinificazione e l'affinamento in anfore di terracotta di Impruneta, un omaggio alle radici etrusche della Toscana.
Galatrona (Val d'Arno di Sopra DOC, Vigna Galatrona): il Grand Cru della tenuta, 100% merlot ottenuto esclusivamente dal vigneto omonimo piantato tra la fine degli anni 1980 e la metà degli anni 1990 con cloni bordolesi di bassa vigoria. Vinificato in vasche di cemento con lieviti indigeni, affinato 18-20 mesi in barrique francesi, di cui un terzo nuove. Circa 30.000 bottiglie per un vino di notevole profondità: prugna, cacao amaro, caffè tostato, cedro e terra fresca, tannini maturi e acidità vibrante. Prima annata 1994.
Campo Lusso (Val d'Arno di Sopra DOC, Vigna Campo Lusso): il Grand Cru di cabernet sauvignon, ottenuto dalla parcella piantata l'11 settembre 2001 su una terrazza naturale situata appena sotto l'antica torre di Galatrona, interamente circondata dalla foresta. Produzione riservata per un vino diritto, di razza, con note di ribes nero, grafite ed erbe aromatiche, dotato di freschezza d'altitudine e di un notevole potenziale di invecchiamento.
Bòggina C Riserva (Val d'Arno di Sopra DOC, Vigna Bòggina): il grande sangiovese di Petrolo, omaggio al desiderio di Gastone Bazzocchi di produrre un rosso d'eccezione. Proviene dalla vigna storica piantata nel 1952, la stessa che Giulio Gambelli aveva selezionato nel 1988 per il Torrione, oggi vinificata in purezza con il proprio nome e affinata in botti di rovere francese. Un sangiovese classico e raffinato, su ciliegia, rosa appassita e spezie, dalla trama tannica fine e salivante.
Bòggina A (Val d'Arno di Sopra DOC, Vigna Bòggina): 100% sangiovese vinificato dal 2011 in anfore di terracotta di Impruneta da 300 litri. La macerazione delle bucce all'aria, con la sola follatura del cappello, dura al massimo due settimane, dopodiché l'anfora viene sigillata ermeticamente con le bucce all'interno. Produzione molto limitata, intorno alle 1.500 bottiglie. Un sangiovese senza artifici, cristallino, floreale e teso.
Bòggina B (IGT Toscana): 100% trebbiano toscano, nato nel 2014 in omaggio ai rinomati bianchi del Valdarno, inviati fin dal XIV secolo ai papi di Roma e alla corte di Firenze. Ottenuto da piante selezionate nella vigna del Poggio, vinificato naturalmente in tonneaux con lieviti indigeni, affinato oltre quindici mesi sulle fecce con bâtonnage decrescente e senza travasi. Un bianco gastronomico, denso, salino e sorprendentemente persistente.
Torrione (Val d'Arno di Sopra DOC, Pietraviva): il castello della tenuta, assemblaggio delle uve di tutti i vigneti, circa 80% sangiovese, 15% merlot e 5% cabernet sauvignon. Voluto da Lucia Bazzocchi Sanjust nel 1988, incarna l'identità storica del territorio, dove i vitigni francesi si equilibrano da sempre con il sangiovese. Circa 50.000 bottiglie, affinamento da 15 a 18 mesi tra cemento, grandi botti, tonneaux e barrique. Un rosso nitido, profondo e perfettamente equilibrato.
Torrione Trebbiano (IGT Toscana): prolungamento bianco dell'idea del Torrione, 100% trebbiano ottenuto dalle giovani vigne della tenuta, selezionato nello stesso spirito di Bòggina B. Elaborato senza annata, mediante assemblaggio di masse riunite dallo stesso approccio in cantina, con ogni tiraggio identificato da un numero di lotto. Affinato una ventina di mesi sulle fecce in tonneaux di rovere francese, è prodotto in circa 4.000 bottiglie.
Inarno (IGT Toscana): l'interpretazione più generosa e immediata del sangiovese del Val d'Arno di Sopra. Vino di piacere e condivisione, su frutto rosso croccante e morbidezza, offre un ingresso ideale nell'universo della tenuta.
San Petrolo (IGT Toscana Passito): il vino da meditazione della tenuta, prodotto dagli anni 1950 e ribattezzato Sanpetrolo dal 2001, poiché le sue caratteristiche superano il quadro analitico del Vinsanto del Chianti. Assemblaggio in parti uguali di malvasia bianca e trebbiano toscano provenienti dai vecchi filari degli anni 1960, appassito su graticci fino all'incirca a Pasqua, pressato a grappolo intero, poi fermentato e affinato nove anni in caratelli da 50 litri nella vinsantaia. Non filtrato, poco alcolico ma molto ricco di zuccheri, è prodotto in circa 600 mezze bottiglie da 37,5 centilitri.
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