Robert Plageoles Gaillac Mauzac Doux 1990
Plageoles Gaillac Vin de Voile 2008
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Questa tenuta familiare del Sud-Ovest situata a nord del Tarn nell'area dell'appellazione Gaillac nasce nel corso del XIX secolo. In quell'epoca, Jules Plageoles, bracciante agricolo, coltivava sia la vigna che alberi da frutto e cereali. Nel 1970, la tenuta prende una nuova svolta con l'apertura dell'appellazione Gaillac ai vini rossi. Vengono allora piantati vitigni autoctoni, in linea con la filosofia della tenuta che desidera coltivare vitigni locali al fine di valorizzare il patrimonio di Gaillac. A causa della sua originalità, Robert Plageoles si vede escluso dal sindacato delle AOC di Gaillac.
Tutto comincia all'inizio del XIX secolo con Jules Plageoles, bracciante agricolo che acquista a poco a poco terreni a Cahuzac-sur-Vère e costruisce un'azienda agricola a colture miste, tra vigneti, alberi da frutto e cereali. Protette da suoli argillo-calcarei profondi, le vigne di famiglia sfuggono in parte ai danni della fillossera. Nel 1970, quando la denominazione Gaillac si apre ai vini rossi, Marcel Plageoles avvia la svolta reimpiantando vitigni autoctoni come il duras, allora quasi scomparso dalla regione.
È suo figlio Robert a scrivere il successivo grande capitolo. Appassionato di ampelografia, rifiuta la moda dei vitigni internazionali e va alla ricerca delle varietà dimenticate del Gaillacois, presso i viticoltori locali oppure nel conservatorio di Marseillan, in Linguadoca, quando il vitigno era del tutto scomparso, come nel caso del verdanel o del mauzac noir. Salva il prunelart presso un amico che stava per estirparlo, ne fa confermare l'identità dall'INRA e lo reimpianta. La scoperta di un trattato del 1909 firmato da Victor Sébastian gli ispira la rinascita del vino da uve ondenc appassite, di cui reimpianta due ettari già nel 1985 e da cui nascerà il celebre Vin d'Autan. Questa originalità gli costerà per un periodo l'esclusione dal consorzio delle AOC di Gaillac. Suo figlio Bernard lo affianca nel 1983, pianta ondenc, loin de l'œil e mauzac, avvia la conversione al biologico e vinifica fino all'annata 2015. Oggi i suoi figli Florent e Romain proseguono il percorso familiare con la stessa libertà.
Il vigneto si estende su una superficie compresa tra una ventina e una trentina di ettari, suddivisi tra due entità: il Domaine des Très Cantous, storica proprietà di famiglia a Cahuzac-sur-Vère, sulla strada che sale verso Cordes-sur-Ciel, e il Domaine de Roucou-Cantemerle, a Castelnau-de-Montmiral. I pendii, dai suoli argillo-calcarei profondi, offrono una preziosa riserva idrica e conferiscono ai vini la loro impronta minerale lineare. Le parcelle dei diversi vitigni si affiancano e da ciascuna si ricava un vino specifico: da Plageoles non si cerca mai l'assemblaggio, ma l'espressione pura di una sola varietà.
Vi sono riuniti i quattordici vitigni storici del Gaillacois: le diverse varianti del mauzac (verde, fulvo, rosa, bianco, nero), l'ondenc, il verdanel, il loin de l'œil e la muscadelle per i bianchi, il duras, il braucol e il prunelart per i rossi. La potatura è ad alberello, senza sistemi di sostegno, per offrire ai grappoli un'ombra naturale nelle giornate estive più calde. Il rinnovo delle piante avviene esclusivamente mediante selezione massale, a partire da ceppi scelti nel vigneto. I terreni sono lavorati meccanicamente, senza erbicidi, concimi chimici né prodotti di sintesi. Certificata biologica e ispirata alla biodinamica, la tenuta applica inoltre da una ventina d'anni il metodo Cousinié, che rafforza le difese della pianta mediante apporti di oligoelementi.
La cantina porta avanti questa filosofia della purezza. La vendemmia è manuale, le fermentazioni spontanee si affidano esclusivamente ai lieviti indigeni e la tenuta esclude sia lo zuccheraggio sia qualsiasi coadiuvante enologico. I rossi sono diraspati, sottoposti a una breve macerazione di otto-dieci giorni, con alcuni rimontaggi all'inizio della fermentazione per ossigenare i lieviti, quindi affinati per circa sei mesi in vasche di cemento prima dell'imbottigliamento senza filtrazione. L'obiettivo è sempre lo stesso: preservare l'identità del vitigno anziché imprimergli un'impronta estranea.
Gli affinamenti tradizionali proseguono in botti di rovere da 600 litri per le cuvée che lo richiedono. La tenuta ha soprattutto riportato in vita antiche tecniche riscoperte nel corso delle ricerche di Robert Plageoles: il metodo ancestrale di Gaillac, in cui la presa di spuma avviene naturalmente in bottiglia grazie ai soli zuccheri dell'uva, l'affinamento sotto velo di lieviti senza colmature per sette anni e l'appassimento sulla pianta, in cui si stringe il peduncolo per interrompere il flusso della linfa e lasciare che il vento d'autan dissecchi gli acini. Gesti che fanno di ogni bottiglia un frammento di storia vitivinicola.
Mauzac Vert: il bianco secco emblematico della tenuta, in Gaillac Premières Côtes, dalla vivacità incisiva. Mela verde, pera, agrumi e una fine nota vegetale compongono un vino lineare, sapido e straordinariamente dissetante.
Mauzac Roux: la variante più matura e dorata del vitigno, che dà un bianco secco più ampio e avvolgente. Mela cotogna, mela al forno e un leggero sentore di miele si uniscono a una freschezza intatta che evita ogni pesantezza.
Mauzac Nature: il vino frizzante prodotto secondo il metodo ancestrale di Gaillac, senza liqueur né aggiunte, con presa di spuma in bottiglia grazie ai soli zuccheri dell'uva. Bollicine fini, note di mela fresca e una lieve dolcezza: un esempio di vino fresco e dissetante, diventato un punto di riferimento nel suo genere.
Ondenc Sec: vitigno medievale della valle del Tarn salvato dall'oblio dalla famiglia, qui vinificato in versione secca. Il vino conquista per la sua tensione, le note di agrumi, fiori bianchi e mandorla fresca, con un finale minerale di grande precisione.
Verdanel: uno dei vitigni bianchi più rari del Gaillacois, ritrovato nel conservatorio di Marseillan. Dà un bianco secco originale, dagli aromi discreti di frutti a polpa bianca, bosso ed erbe aromatiche, sostenuto da un'acidità vibrante e da una piacevole nota amara finale.
Verdanel Tendre: la variante amabile dello stesso vitigno, in cui la dolcezza resta misurata e perfettamente integrata. Frutti gialli canditi e fiori bianchi si equilibrano con un'acidità che rende il vino sorprendentemente facile da bere.
Loin de l'Œil: vitigno storico di Gaillac, così chiamato per la lunghezza del peduncolo che allontana il grappolo dalla gemma. Dà un bianco secco floreale e invitante, con note di pesca e tiglio, una consistenza morbida e una gradita freschezza.
Muscadelle: vinificata in purezza e in versione secca, esprime tutta la sua gamma aromatica di moscato, fiori d'acacia e scorza di agrumi. Un bianco profumato ma secco, lontanissimo dalle muscadelle anonime che si perdono negli assemblaggi.
Ondenc Doux: versione amabile di questo raro vitigno, ottenuta da uve raccolte a piena maturazione. Il vino sprigiona aromi di mela cotogna, albicocca secca e miele, con un palato morbido sostenuto da una netta acidità.
Vin d'Autan: la cuvée leggendaria della tenuta, prodotta con uve ondenc appassite sulla pianta sotto l'azione del vento d'autan, dopo averne stretto il peduncolo per interrompere il flusso della linfa. Dopo la pressatura e un anno di affinamento, questo vino dolce raggiunge una concentrazione e una complessità rare, con note di frutta candita, zafferano e spezie. Ottiene regolarmente punteggi intorno a 98 su 100 dalla Revue du Vin de France.
Vin de Voile: omaggio agli storici vini ossidativi di Gaillac, prodotto con mauzac affinato per sette anni sotto velo di lieviti, senza colmature. Noce verde, curry, mandorla tostata e scorza candita compongono un vino di eccezionale intensità sapida, ideale a tavola, che rivaleggia con i grandi vin jaune.
Duras: vitigno rosso autoctono reimpiantato dalla famiglia già nel 1970, vendemmiato a mano, diraspato e vinificato in vasche di cemento con una breve macerazione. Frutti rossi, note lievemente speziate, tannini morbidi e flessibili: un rosso fine, elegante e fresco, da bere volentieri leggermente rinfrescato.
Braucol: nome locale del fer servadou, dà un rosso più strutturato e selvatico, con note di ribes nero, peperone maturo e spezie. Il palato è schietto e croccante, con una trama tannica ben definita e una bella freschezza.
Prunelart: il vitigno salvato in extremis da Robert Plageoles, antenato del malbec, che dà un rosso profondo e vellutato. Prugna, mora e violetta dominano un naso seducente, mentre al palato la densità si unisce alla morbidezza dei tannini. Uno dei grandi successi della casa.
Prunelart Doux: rara versione dolce di questo vitigno poco diffuso, ottenuta da uve appassite. Frutti neri canditi, cacao e spezie si combinano in un profilo goloso e originale, da servire con un dessert al cioccolato.
Mauzac Noir: varietà a bacca intensamente rossa, quasi scomparsa e coltivata da pochissimi viticoltori al mondo. Dà un rosso chiaro e leggero, molto aromatico, con note di piccoli frutti rossi e spezie dolci, irresistibilmente facile da bere.
Syrah: unica concessione della tenuta a un vitigno venuto da altrove, ma perfettamente acclimatato ai pendii del Gaillacois. Dà un rosso pepato e floreale, dai tannini fini, nello stile teso e piacevole da bere che caratterizza la casa.
Gamma Terroirist: una serie di cuvée sperimentali, tra cui un Terroirist Orange ottenuto dalla macerazione sulle bucce di uve bianche, un Terroirist Climatique che esprime l'adattamento della tenuta alle nuove condizioni dell'annata e un Terroirist de Printemps più leggero e immediato. Altrettante strade alternative che proseguono la ricerca della famiglia.
Gamma Contre-Pied: cuvée dallo spirito libero, proposte in rosso e in bianco, tra cui un vino novello chiamato Contre-Pied de Soif. Vinificate con interventi minimi, puntano sulla freschezza, sul frutto croccante e sul piacere immediato, lontano dai canoni attesi della denominazione.
Acquavite di vinaccia: frutto della collaborazione con il distillatore Laurent Cazottes, a Villeneuve-sur-Vère, è prodotta dalle migliori vinacce della cuvée Vin d'Autan. Fine, profumata e di notevole purezza, porta nel digestivo lo spirito della tenuta.
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