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La maison che incarna il savoir-vivre alla francese
Fondata a Épernay nel 1811 da Pierre-Nicolas Perrier e Rose-Adélaïde Jouët, la Maison Perrier-Jouët occupa un posto singolare tra le grandi maison di Champagne: quello di una firma decisamente floreale, aerea e cristallina, costruita attorno allo chardonnay. Situata al 28 avenue de Champagne, possiede 65 ettari di vigneti classificati per oltre il 99% sulla scala dei cru, di cui la maggior parte piantata a chardonnay sui Grands Crus di Cramant e Avize, nel cuore della Côte des Blancs. Dal 2020, Séverine Frerson, ottava chef de caves della storia e prima donna a ricoprire questo ruolo, perpetua quest'arte dell'eleganza floreale.
Tutto ha inizio con una storia d’amore. Nel 1810, Pierre-Nicolas Perrier, figlio di una famiglia di produttori di tappi di Épernay proprietaria di vigneti a Dizy, Chouilly e Aÿ, sposa Rose-Adélaïde Jouët, figlia di un produttore normanno di calvados. Un anno dopo, nel 1811, i giovani sposi fondano la loro casa vinicola unendo i rispettivi cognomi. Già nel 1815 Perrier-Jouët esporta nel Regno Unito, mercato che diventerà il suo terreno di conquista. Il figlio Charles Perrier gli succede nel 1854 e fa costruire lo Château Perrier e immense serre in cui coltiva la propria passione per la botanica, gettando senza saperlo le basi dello stile floreale della maison. Nel 1861 Perrier-Jouët diventa fornitore ufficiale della corte d’Inghilterra e della regina Vittoria, poi della corte imperiale francese. La maison si distingue anche per aver proposto molto presto champagne a basso dosaggio, tra cui la celebre Cuvée K, considerata uno dei primissimi brut della Champagne.
Alla morte di Charles Perrier nel 1878, i suoi nipoti acquisiti Henri e Octave Gallice ne raccolgono l’eredità. Entrambi appassionati d’arte, incarnano lo spirito della Belle Époque: Henri dirige la maison da Épernay e conduce la lotta contro la fillossera, mentre Octave frequenta i circoli parigini, dove incontra Émile Gallé, esponente di spicco dell’École de Nancy. Nel 1902, su loro richiesta, l’artista disegna un vortice di anemoni bianchi giapponesi, smaltati su quattro magnum che vengono consegnati e poi dimenticati nelle cantine. Riscoperte dopo la Seconda guerra mondiale dallo chef de cave André Baveret, queste bottiglie danno origine nel 1964 alla cuvée di prestigio Belle Époque, lanciata sul mercato nel 1969 e conosciuta negli Stati Uniti con il nome di Fleur de Champagne. Passata sotto il controllo di G.H. Mumm nel 1959, la maison appartiene oggi al gruppo Pernod Ricard. In due secoli si sono succeduti soltanto otto chef de cave, garantendo una notevole continuità di stile. La maison custodisce inoltre un tesoro unico: una bottiglia del 1825, il più antico champagne conosciuto a oggi.
Il vigneto di proprietà si estende per circa 65 ettari, in larga maggioranza classificati Grand Cru: una superficie di proprietà considerevole per una maison di tale notorietà, che copre quasi un terzo del suo fabbisogno. Il cuore della tenuta si trova nella Côte des Blancs, nei Grand Cru di Cramant e Avize, cui si aggiunge Chouilly, e nella Montagne de Reims, a Mailly-Champagne e Aÿ. Lo chardonnay vi occupa una posizione dominante, con circa il 56 % della superficie vitata, contro una media del 30 % nella denominazione, su viti dall’età media di circa ventitré anni. È questa predominanza a spiegare la leggerezza, la precisione e l’espressione floreale dello stile della maison.
Il sottosuolo di gesso e calcare fine della Côte des Blancs, drenante e capace di regolare la temperatura, dona agli chardonnay la loro tensione salina, la mineralità e gli aromi di fiori bianchi. Cramant, considerato la colonna portante di tutte le cuvée Belle Époque, offre vini di rara finezza floreale e complessità aromatica. Qui la maison possiede due leggendarie parcelle storiche, Bourons Leroy e Bourons du Midi, acquistate a metà del XIX secolo, situate a mezza costa ed esposte a sud-est. Nella Montagne de Reims, i pendii freschi e gessosi di Mailly-Champagne e Verzy danno pinot neri di particolare eleganza, che esaltano la struttura floreale del vino anziché mascherarla, mentre Aÿ apporta maggiore potenza. La Vallée de la Marne fornisce infine il meunier, vitigno di cui la maison ha fatto una specialità e che apporta rotondità e note fruttate. Perrier-Jouët gestisce il proprio vigneto con un ambizioso approccio ecosostenibile, puntando a una viticoltura rigenerativa in tutta la tenuta entro il 2030.
Tutta l’arte della maison sta nel preservare la delicatezza dello chardonnay. Le uve vengono raccolte a mano, selezionate con cura e poi pressate delicatamente; per le cuvée si utilizza soltanto il mosto di prima spremitura. La fermentazione alcolica avviene separatamente per vitigno e per cru, in vasche d’acciaio inox a temperatura controllata: una scelta che esclude l’influenza del legno per lasciare esprimere la purezza del frutto e la precisione floreale. La fermentazione malolattica viene poi svolta completamente, conferendo morbidezza, rotondità e stabilità aromatica.
Segue l’assemblaggio, momento decisivo in cui lo chef de cave compone la propria partitura. Per il Grand Brut si riuniscono una cinquantina di vini base provenienti dai migliori cru della Montagne de Reims, della Vallée de la Marne, della Côte des Blancs e talvolta della Côte des Bar, arricchiti con il 12-15 % di vini di riserva che possono avere fino a cinque anni, a garanzia di uno stile costante da un’annata all’altra. Per i rosé, all’assemblaggio si aggiunge una piccola quota di pinot nero vinificato in rosso, ottenuto mediante macerazione del mosto sulle bucce, per conferire colore e intensità fruttata. L’affinamento sui listelli nelle storiche cantine di Épernay supera ampiamente i minimi previsti dalla denominazione: almeno tre anni per Grand Brut e Blason Rosé, oltre sei per le cuvée Belle Époque millesimate. Il dosaggio rimane contenuto, generalmente tra 8 e 11 grammi per litro: quanto basta per equilibrare la freschezza senza mai appesantire la struttura.
Grand Brut: l’emblema della maison e la sua cuvée più diffusa, diretta erede dei primi brut creati nel XIX secolo. Assembla una cinquantina di cru, con il 20 % di chardonnay della Côte des Blancs per la finezza, il 40 % di pinot nero della Montagne de Reims e della Vallée de la Marne per la struttura e il 40 % di meunier per la rotondità e il frutto, cui si aggiunge una quota di vini di riserva. Dopo almeno tre anni in cantina, presenta un colore oro pallido e brillante e un naso spiccatamente floreale di tiglio, caprifoglio e fiori degli alberi da frutto, con tocchi di limone, pesca e albicocca. Al palato è fresco e armonioso, con un’evoluzione verso note burrose, di brioche e vaniglia. Uno champagne ideale come aperitivo, perfetto con frutti di mare, sushi e pesci delicati.
Blason Rosé: il primo champagne rosé creato dalla maison, il cui nome deriva dalla gamma Blason de France lanciata nel 1956. Sottile assemblaggio di una cinquantina di vini base, unisce il 25 % di chardonnay per l’eleganza, il 50 % di pinot nero, in parte vinificato in rosso, per la struttura e il colore, e il 25 % di meunier per le note fruttate. Arricchito con il 12-15 % di vini di riserva e affinato per almeno tre anni, sfoggia un luminoso colore rosa salmone, un naso espressivo di fragola, lampone e peonia e un palato invitante, teso e floreale. Accompagna magnificamente le carni bianche, i piatti leggermente speziati, il salmone semicotto o un dessert ai frutti rossi.
Blanc de Blancs: l’espressione più immediata dell’anima della maison, un 100 % chardonnay proveniente da un massimo di cinque Grand Cru della Côte des Blancs. Cramant, Avize e Chouilly ne costituiscono i tre pilastri, cui in alcune annate si aggiungono Oger e Vertus. Cramant vi imprime la sua impronta floreale e la sua mineralità gessosa. Il colore è oro pallido con riflessi verdi; il naso, molto floreale, intreccia fiori bianchi, agrumi freschi e mandorla. Al palato è vivace, salino e cesellato, di grande purezza. Un blanc de blancs gastronomico, notevole con ostriche, molluschi, pesce crudo e formaggi delicati.
Belle Époque Brut Millésimé: la cuvée di prestigio, nata nel 1964 e lanciata nel 1969 nella bottiglia decorata con gli anemoni giapponesi di Émile Gallé. Prodotta soltanto nelle grandi annate, si fonda su un equilibrio di circa il 50 % di chardonnay dei Grand Cru di Cramant, Avize e Chouilly, il 45 % di pinot nero di Mailly-Champagne, Verzy e Aÿ e il 5 % di meunier. Dopo oltre sei anni sui lieviti, rivela un colore oro brillante e un bouquet floreale cristallino di caprifoglio, biancospino e anemone, cui seguono pera, pesca bianca, agrumi canditi, miele e mandorla fresca. Al palato è setosa, precisa e di lunghissima persistenza. Il suo potenziale di invecchiamento va dai dieci ai quindici anni, durante i quali la cuvée sviluppa note di brioche, tartufo bianco e frutta candita. Esalta il foie gras, l’astice, le animelle di vitello e le preparazioni al tartufo.
Belle Époque Rosé: creata nel 1978, questa cuvée decisamente originale è prodotta solo nelle annate più favorevoli e in quantità estremamente limitate. Riunisce gli chardonnay di Cramant e Avize e i pinot neri della Montagne de Reims, in particolare di Mailly-Champagne, Aÿ e Ambonnay, con una quota di circa l’11 % di pinot nero vinificato in rosso mediante macerazione, che le conferisce il caratteristico colore pallido e luminoso. Al naso, la fragola e la peonia si accompagnano alla vivace acidità del kumquat e del ribes bianco; al palato, pompelmo rosa, mandarino e note di brioche si intrecciano in un sottile equilibrio tra ricchezza e delicatezza. Splendida con tonno o salmone appena scottati, piccione o petto d’anatra tagliato a fettine sottili.
Belle Époque Blanc de Blancs: il gioiello più raro della collezione, che rappresenta appena l’1 % della produzione Belle Époque. Creata nel 1993 dallo chef de cave Hervé Deschamps e prodotta in sole poche migliaia di bottiglie, questa cuvée 100 % chardonnay proviene esclusivamente da due parcelle storiche del Grand Cru di Cramant, Bourons Leroy e Bourons du Midi, acquistate a metà del XIX secolo e situate a mezza costa su suolo calcareo, con esposizione a sud-est. Elegante e cristallina, unisce fiori bianchi, agrumi, note iodate e una mineralità salina di notevole precisione, sostenute da un’effervescenza finissima e da un finale interminabile.
Le edizioni limitate e le collaborazioni artistiche: fedele allo stretto legame che la maison intrattiene con l’Art Nouveau e la creazione contemporanea dai tempi di Émile Gallé, Perrier-Jouët affida regolarmente la veste delle sue cuvée ad artisti e designer di fama, da Bethan Laura Wood a Fernando Laposse. Queste bottiglie e confezioni in edizione limitata, prodotte in quantità molto ridotte per le cuvée Belle Époque e Blanc de Blancs, sono diventate ricercati oggetti da collezione, proseguendo il dialogo tra champagne, natura e arti decorative che rende unica la maison.
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