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Il domaine Marc Delienne: i Beaujolais Fleurie in primo piano
Situato nel cuore di Fleurie, nel Château de l'Abbaye Saint-Laurent d'Arpayé, il Domaine Marc Delienne si è affermato in meno di dieci anni come una delle figure principali della nuova ondata del Beaujolais. Ex informatico parigino diventato artigiano vignaiolo, Marc Delienne coltiva una quindicina di ettari di vecchie vigne di gamay in biodinamica, sui graniti rosa decomposti del sud-est dell'appellation. I suoi vini, vinificati senza additivi e affinati principalmente in grandi botti, seducono per la loro purezza, la loro freschezza e la loro precisione.
Nulla sembrava destinare Marc Delienne al mestiere di vignaiolo. Da sempre appassionato di vino, ha lavorato a lungo nel settore informatico nella regione parigina. Arrivato alla cinquantina, decide di vendere le sue attività e di concedersi una seconda vita, dedicandosi interamente alla sua prima passione. Si dirige verso sud, in Provenza, dove impara il mestiere accanto a Éloi Dürrbach, figura di riferimento del Domaine de Trevallon, la cui rigorosità e il cui rifiuto delle convenzioni lasceranno in lui un segno duraturo.
Convinto del potenziale del Beaujolais per la produzione di vini di altissimo livello, si mette poi alla ricerca di una proprietà e si innamora del villaggio di Fleurie. Nel gennaio 2015 acquista il Château de l'Abbaye Saint-Laurent d'Arpayé e i suoi quattordici ettari di vigne, vi costruisce rapidamente una cantina di vinificazione e presenta la sua prima annata quello stesso anno. Avvia la conversione all’agricoltura biologica non appena arriva, seguita un anno dopo dal passaggio alla biodinamica, applicata all’intero vigneto per non ostacolare in alcun modo la memoria del suolo. La tenuta è oggi in fase di certificazione Demeter. La scommessa audace di questo ex cittadino è ampiamente vinta: in poche annate Marc Delienne è diventato uno dei punti di riferimento della scena dei vini naturali del Beaujolais, seguito da vicino dalla critica internazionale.
Le parcelle si trovano nella zona sud-orientale del vigneto di Fleurie, su suoli prevalentemente sabbiosi o limoso-sabbiosi, derivati da antiche rocce granitiche o da vecchi depositi alluvionali. Lo strato superficiale è talvolta molto pietroso e il suolo ha una profondità da scarsa a media, il che costringe le radici a spingersi in profondità e limita naturalmente il vigore delle viti. Sono questi celebri graniti rosa molto alterati a conferire ai vini di Fleurie la loro impronta di finezza, tensione e profondità, con quell’eleganza floreale che la denominazione deve al suo terroir. Alcune zone, come il lieu-dit Chaffangeons, apportano più corpo e golosità, mentre i suoli limoso-sabbioso-argillosi riservati al rosato offrono una consistenza diversa.
Le viti di gamay noir, di età compresa fra quaranta e oltre ottant’anni, sono piantate ad altissima densità, tra diecimila e undicimila ceppi per ettaro, e potate nella tradizionale forma ad alberello. Marc Delienne ha tuttavia scelto di far crescere la vegetazione sensibilmente più in alto rispetto alla consuetudine locale, ispirandosi direttamente al metodo di Lalou Bize-Leroy, per aumentare la superficie fogliare e ottenere maturazioni più complete con una gradazione alcolica moderata. I suoli vengono lavorati regolarmente, ma solo in superficie, e durante la stagione si dedica particolare cura alla vegetazione. Le condizioni sono talvolta estreme, soprattutto nella vertiginosa parcella della Madone, dove il lavoro con il verricello e il piccone sfianca le squadre. Alcune parcelle di chardonnay completano i vitigni coltivati.
Le vinificazioni sono condotte nel modo più delicato e naturale possibile. La vendemmia è manuale: le uve vengono raccolte in piccole cassette e poi selezionate rigorosamente in cantina prima di essere messe in vasca. I grappoli entrano interi in vasche di cemento a temperatura controllata, senza aggiunta di lieviti né zuccheraggio. Non si effettua alcuna follatura, ma soltanto lievi rimontaggi quotidiani, che consentono estrazioni misurate e preservano l’eleganza del gamay. Le macerazioni sono volutamente brevi, da sei a dodici giorni a seconda delle cuvée.
Subito dopo la pressatura, la maggior parte dei vini viene trasferita in botti grandi. L’affinamento dura circa undici mesi, principalmente in botti grandi da trenta ettolitri, affiancate da alcuni demi-muid nuovi da seicento litri e da qualche barrique già utilizzata per cinque vini: i tannini si affinano così senza che il legno segni mai il vino. Alcune cuvée seguono un protocollo specifico: macerazione carbonica integrale a bassa temperatura per Greta Carbo, affinamento esclusivamente in vasca di cemento per i vini destinati a un imbottigliamento precoce, oppure vinificazione in barrique, come per i grandi bianchi, per il rosato. I vini ricevono solo una dose minima di solforosa, o addirittura nessuna.
La cuvée Maurice è la porta d’ingresso ideale nell’universo della tenuta. Creata nel 2018 in omaggio a un vicino e amico scomparso quell’anno, che aveva accolto con grande calore Marc Delienne al suo arrivo a Fleurie, è diventata una presenza stabile in gamma grazie al suo successo. Proveniente da vigne situate nel lieu-dit Chaffangeons, all’interno della denominazione Fleurie ma commercializzata come Beaujolais, mostra un carattere carnoso e denso, con profumi di amarena e confettura di fragole. Pur nella sua ricchezza, non rinuncia all’equilibrio e conserva un’indole gioviale e un po’ sfrontata che ne fa il vino con il miglior rapporto qualità-prezzo della casa.
Il Fleurie Avalanche de Printemps è una cuvée concepita appositamente per un imbottigliamento precoce. Dopo una breve macerazione di otto giorni e un affinamento esclusivamente in vasca di cemento sin dalla pressatura, dà un vino dal frutto straordinariamente luminoso, croccante, dissetante e subito seducente, perfetto per le tavole primaverili ed estive. Il Fleurie Greta Carbo, dal nome scherzoso, è vinificato con macerazione carbonica integrale: le uve vengono raffreddate in cella frigorifera a cinque gradi, trasferite delicatamente in una vasca di cemento satura di anidride carbonica e mantenuta a otto gradi per tre settimane, quindi pressate; il vino viene poi affinato per quattro mesi in barrique già utilizzate per cinque vini. Ne risulta un Fleurie estroso e luminoso, con note di frutti rossi vivaci e spezie dolci, dalla golosità e vitalità irresistibili.
Il Fleurie Abbaye Road, il cui nome rende omaggio alla rue de l'Abbaye dove si trova la proprietà, è senza dubbio la cuvée più ambiziosa della tenuta. Assemblaggio di diverse partite affinate principalmente in botti grandi da trenta ettolitri, presenta una concentrazione superiore a quella degli altri vini, pur conservando la freschezza e la precisione che contraddistinguono la casa. Il naso è intenso, con sentori di lampone, amarena, violetta, peonia, pepe bianco e pietra calda, accompagnati da delicate note speziate. Il sorso è pieno e profondo, sostenuto da frutti neri e qualche spezia orientale, carnoso e concentrato senza mai perdere tensione. È un grandissimo vino del Beaujolais, fatto per sfidare il tempo.
Il Fleurie La Vigne des Fous nasce sulla sommità dei pendii più ripidi della denominazione, in parcelle che solo i veri appassionati accettano ancora di lavorare. Vertiginoso come la vigna da cui proviene, dispiega un bouquet floreale ed esotico di rara singolarità, con una trama minerale sorprendente e una persistenza che incute rispetto. Le Petit Ami è il rosato della casa, vinificato come un grande vino bianco: le uve, provenienti da viti di cinquant’anni su suoli limoso-sabbioso-argillosi, vengono pressate subito; i mosti sono decantati a freddo per quarantotto ore, poi fermentati e affinati in barrique già utilizzate per quattro vini fino all’imbottigliamento. Ne risulta un rosato gastronomico, dalla bella consistenza e dalla spiccata sapidità, molto lontano dagli standard del genere. Le Petit Nat, pétillant naturel prodotto senza dosaggio né liqueur, completa la gamma con bollicine spontanee e gioiose.
La tenuta si è estesa anche ad altri cru vicini. Il Brouilly Pierreux, proveniente da questo climat rinomato per i suoi suoli di granito e scisti pietrosi, offre un vino morbido e fruttato, ma dotato di una bella struttura minerale, accolto dalla critica come una riuscita aggiunta alla gamma. Il Chénas Le Fief esplora il più raro e il più piccolo dei cru del Beaujolais, con una struttura salda e aromi floreali e leggermente boisé che invitano a lasciarlo affinare ancora qualche anno. Infine, il Saint-Amour À la Folie, prodotto nel cru più settentrionale della regione, si rivela invitante, elegante e piacevolmente profumato, con un bouquet di kirsch, spezie e fiori selvatici sostenuto da un sorso fresco e perfettamente equilibrato.
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