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Una leggendaria tenuta borgognona dalla reputazione d’eccellenza
Lalou Bize Leroy è una leggenda vivente. Fortemente criticata agli esordi, ha tuttavia una visione senza pari della viticoltura borgognona. Fin dal 1988 sceglie di coltivare i suoi diversi climat secondo i principi della biodinamica. Sostiene convintamente le basse rese in vigna e la vinificazione a grappolo intero. Questi tre elementi sono alla base del successo di questa viticoltrice d’eccezione, rispettata dalla critica. Oggi è alla guida di 22 ettari, di cui 18 dedicati alla Borgogna rossa, e possiede ben 9 grands crus, tutti situati nella Côte de Nuits a eccezione dei suoi Corton Charlemagne e dei Corton Renardes, che si trovano nella Côte de Beaune. Tra questi si possono citare Richebourg, Romanée Saint Vivant, Musigny e Chambertin. A Domaine Leroy appartengono anche alcuni premiers crus di grande qualità nella denominazione Vosne-Romanée: Aux Brûlés e Les Beaux-Monts.
L’avventura inizia nel 1868, quando François Leroy fonda ad Auxey-Duresses una casa vinicola dedita ai migliori terroir della Borgogna. Suo figlio Joseph sviluppa l’attività; in seguito Henri Leroy, figura di spicco del vino francese, acquisisce nel 1942 la metà di Domaine de la Romanée-Conti. Nel 1955 sua figlia Marcelle, detta Lalou, entra nell’azienda di famiglia, prima di assumerne la direzione e di codirigere la Romanée-Conti a partire dagli anni Settanta. Degustatrice fuori dal comune, costruisce la reputazione mondiale della casa Leroy selezionando con estremo rigore le migliori cuvée della regione.
La nascita di Domaine Leroy vero e proprio risale al 1988, quando Lalou Bize-Leroy acquista Domaine Charles Noëllat a Vosne-Romanée, seguito nel 1989 da Domaine Philippe Rémy a Gevrey-Chambertin. In pochi mesi riunisce un patrimonio viticolo considerato tra i più prestigiosi al mondo e converte immediatamente l’intero vigneto alla biodinamica, quando questa pratica è ancora marginale in Borgogna. Estromessa dalla Romanée-Conti nel 1992, da allora dedica tutte le sue energie alla sua tenuta e alla sua proprietà personale, Domaine d'Auvenay. Nel giro di un decennio, i vini di Domaine Leroy diventano riferimenti assoluti, regolarmente celebrati dalla critica internazionale e ormai oggetto di collezionismo.
Il vigneto di Domaine Leroy si estende per 21 ettari, 99 are e 66 centiare, distribuiti tra i migliori terroir della Côte de Nuits e della Côte de Beaune. Sette Grands Crus si trovano nella Côte de Nuits (Chambertin, Latricières-Chambertin, Clos de la Roche, Musigny, Clos de Vougeot, Richebourg, Romanée-Saint-Vivant) e due nella Côte de Beaune (Corton-Renardes e Corton-Charlemagne). A questi si aggiungono otto Premiers Crus, nove denominazioni comunali spesso declinate in singole parcelle e alcune denominazioni regionali. Il pinot nero predomina nettamente, affiancato dallo chardonnay e da un aligoté straordinario coltivato in una parcella storica.
La conduzione del vigneto è improntata a un autentico rigore. La biodinamica certificata si accompagna all’aratura con il cavallo, all’uso di preparati vegetali, a una meticolosa lavorazione del suolo e al rifiuto categorico di qualsiasi prodotto di sintesi. Le rese sono volutamente ridotte a livelli estremamente bassi, talvolta nell’ordine di 15-25 ettolitri per ettaro: ciò concentra le uve e amplifica l’espressione del terroir. Le vecchie vigne, alcune delle quali superano ampiamente il mezzo secolo, affondano le radici nei terreni argillo-calcarei e conferiscono alle cuvée quella dimensione minerale e quella persistenza che contraddistinguono lo stile della tenuta.
La filosofia di vinificazione di Lalou Bize-Leroy si riassume in una formula: il vino si fa da sé. Il ruolo del vignaiolo consiste anzitutto nel fornire una materia prima impeccabile. La vendemmia è manuale, effettuata a piena maturazione, con una selezione rigorosa in vigna e poi in cantina. Le uve vengono messe in vasca a grappolo intero, raspi compresi, senza diraspatura: una scelta che conferisce struttura, freschezza e un notevole potenziale di invecchiamento. La fermentazione avviene con lieviti indigeni, inizialmente a bassa temperatura, con follature delicate volte a estrarre con dolcezza, senza forzare la materia.
L’affinamento prosegue poi in botti di rovere nuove, ricavate da doghe stagionate a lungo, per quindici-venti mesi a seconda delle annate e delle denominazioni. Lo zolfo è usato con estrema parsimonia, i travasi sono rari e l’imbottigliamento avviene senza chiarifica né filtrazione. Un’altra particolarità è che i vini vengono commercializzati solo quando la tenuta li ritiene pronti, indipendentemente dall’ordine cronologico delle annate. Questa vinificazione rispettosa spiega la consistenza setosa, la profondità aromatica e la capacità di invecchiamento delle grandi cuvée della tenuta, spesso superiore ai trent’anni.
Il Chambertin Grand Cru rappresenta l’apice della potenza a Gevrey: colore intenso, note di frutti neri, liquirizia e spezie, tannini maestosi e un finale interminabile, con un potenziale di invecchiamento di diversi decenni. Il Latricières-Chambertin Grand Cru si distingue per un profilo più slanciato, con una trama minerale salina e un’eleganza floreale che acquistano complessità dopo dieci anni di cantina. Il Clos de la Roche Grand Cru, a Morey-Saint-Denis, unisce ampiezza e nobile rusticità, con aromi di sottobosco, tartufo e ciliegia nera.
Il Musigny Grand Cru, prodotto su una superficie minuscola, è tra i vini più costosi al mondo: un merletto aromatico di violetta, rosa e frutti rossi, sorretto da tannini di una finezza quasi irreale. Il Clos de Vougeot Grand Cru offre un’espressione densa e carnosa, segnata da frutti neri, cacao e una solida struttura tannica. Il Richebourg Grand Cru dispiega una sontuosa opulenza di frutta candita, spezie dolci e muschio, con un’eccezionale consistenza vellutata. La Romanée-Saint-Vivant Grand Cru privilegia grazia e raffinatezza, con un profilo floreale e speziato di rara delicatezza.
Nella Côte de Beaune, il Corton-Renardes Grand Cru coniuga robustezza e un carattere selvatico controllato, con note di frutti neri, pepe e affumicato e una notevole capacità di invecchiamento. Il Corton-Charlemagne Grand Cru, unico Grand Cru bianco della tenuta, è uno chardonnay di purezza cristallina, percorso da una mineralità salina e arricchito da una consistenza cremosa con accenti di agrumi, nocciola e pietra focaia.
Tra i Premiers Crus, il Gevrey-Chambertin 1er Cru Les Combottes conquista con la sua profondità speziata e la struttura salda. Il Chambolle-Musigny 1er Cru Les Charmes esprime la finezza tipica di Chambolle, tra frutti rossi freschi e profumi floreali. Il Vosne-Romanée 1er Cru Les Beaux Monts associa la freschezza legata all’altitudine alla complessità aromatica, mentre il Vosne-Romanée 1er Cru Aux Brûlées, coltivato su un terroir caldo, dà un vino denso, speziato e solare.
Il Nuits-Saint-Georges 1er Cru Aux Boudots, immediatamente vicino a Vosne-Romanée, sposa la potenza tipica di Nuits-Saint-Georges con un’eleganza di razza. Il Nuits-Saint-Georges 1er Cru Aux Vignerondes si mostra più tannico e minerale, con un buon potenziale di invecchiamento. Il Savigny-lès-Beaune 1er Cru Les Narbantons propone un pinot nero goloso e fruttato, più immediato da apprezzare. Il Volnay 1er Cru Santenots du Milieu offre invece la setosità tipica di Volnay, un frutto rosso brillante e un finale salino purissimo.
I vini delle denominazioni comunali della tenuta, spesso provenienti da una singola parcella, competono con molti Premiers Crus. Il Gevrey-Chambertin village presenta una trama solida e speziata. Il Chambolle-Musigny Les Fremières punta sulla delicatezza floreale e sulla croccantezza del frutto rosso. Il Vosne-Romanée Les Genaivrières rivela un bouquet di ciliegia, lampone e sottobosco su un palato setoso. Le tre cuvée di Nuits-Saint-Georges, Bas de Combe (elegante e profumato), Aux Lavières (fresco e minerale) e Aux Allots (carnoso e speziato), offrono un’affascinante lettura delle diverse parcelle della denominazione.
Nella Côte de Beaune, il Pommard Les Vignots esprime la potenza tannica tipica di Pommard, con frutti neri e una struttura solida, mentre il Pommard Les Trois Follots si distingue per un profilo più fine e floreale. L’Auxey-Duresses Les Lavières, proveniente dalla culla storica della famiglia, propone un pinot nero gustoso, dai tannini precisi e dal frutto rosso brillante, con un rapporto qualità-prezzo raro per Leroy.
Le cuvée regionali completano la gamma con la stessa rigorosa attenzione. Il Bourgogne Aligoté, proveniente da una parcella di vecchie vigne, è considerato l’aligoté più ricercato della Borgogna: nocciola, mandorla, biancospino, limone e pesca, con un’acidità vibrante e una capacità di invecchiamento di dieci anni e oltre. Il Bourgogne Blanc offre uno chardonnay teso e minerale, dalla consistenza cremosa. Il Bourgogne Rouge è un pinot nero di bella densità, fruttato e strutturato, che va ben oltre quanto ci si aspetterebbe dalla sua denominazione. Infine, i Coteaux Bourguignons rossi e bianchi, prodotti in quantità molto limitate, rappresentano la porta d’accesso più abbordabile all’universo di Domaine Leroy.
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