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Dei Sancerre dai terroir pronunciati
Gérard Boulay, con sede a Chavignol (patria del celebre crottin de Chavignol) nella valle della Loira, è uno dei migliori Domaine a Sancerre. Da più di 40 anni, Gérard Boulay lavora su magnifiche parcelle intorno a Chavignol, su vigneti in pendio, di cui una grande parte di vecchie viti. Il Domaine Boulay Gerard si estende così su 11 Ha (9 Ha di bianco e 2 Ha di rosso). L'insieme delle cuvée è superbamente vinificato e portatore di un'identità particolare.
Poche famiglie hanno radici nel Sancerrois profonde quanto quelle dei Boulay. Un'antica insegna esposta nella sala degustazione, all'ingresso di Chavignol, proclama con orgoglio «Viticoltori dal 1310» e i registri fondiari del XIV secolo menzionano già un Jean Boulay proprietario di vigne nel villaggio. A quell'epoca, il Clos de Beaujeu era rinomato per la qualità del suo vino bianco e riforniva la cattedrale di Bourges: un fatto notevole, dato che Sancerre rimase a lungo una terra di vini rossi, fino all'arrivo della fillossera.
In tempi più recenti, André, il nonno di Gérard, presiedeva l'Union Viticole locale quando fu ottenuta la denominazione d'origine. Gérard Boulay ha portato avanti questa eredità con un rigore non comune: passaggio alla gestione biologica già nel 1990, rifiuto di diserbanti e fertilizzanti chimici, lavoro manuale su pendii che impediscono qualsiasi meccanizzazione. Suo figlio Thibaut, affermato studioso dei terroir del Sancerrois prima di entrare nella tenuta, lavora ora al suo fianco.
La tenuta coltiva una dozzina di ettari, per metà di proprietà e per metà in affitto, situati quasi interamente sui ripidi pendii di Chavignol. I suoli sono quelli delle celebri terre bianche, marne kimmeridgiane ricche di fossili di ostriche, geologicamente molto simili a quelle di Chablis: da qui la sapidità e la trama gessosa caratteristiche dei vini. Il Sauvignon occupa gran parte della superficie, mentre circa due ettari di Pinot Noir sono destinati al rosato e al rosso.
Le parcelle si distribuiscono tra i tre grandi cru storici del villaggio: i Monts Damnés, esposti a pieno sud, i cui suoli riflettenti ne fanno uno dei siti più caldi di Chavignol; i Culs de Beaujeu, orientati a est e sud-est, dove il Clos de Beaujeu presenta pendenze che raggiungono il 60-70%; e la Grande Côte, dalla precisione leggendaria. L'età media delle vigne si aggira sui quarantacinque anni, con alcune parcelle che superano i settant'anni. I suoli vengono lavorati regolarmente, i pendii più ripidi sono inerbiti per limitare l'erosione, le rese restano basse e la vendemmia è interamente manuale.
In cantina, la filosofia si riassume in una frase di Gérard Boulay: è la natura a fare il vino. Le fermentazioni iniziano spontaneamente, grazie ai soli lieviti indigeni presenti sulle uve, senza aggiunta di lieviti né correzioni. Il viticoltore descrive il proprio ruolo come una semplice supervisione: lavora d'istinto per lasciare vivere il vino. Alla fine della fermentazione si effettua un travaso, poi i vini riposano a lungo sulle fecce fini, che conferiscono loro consistenza e profondità.
La cuvée Chavignol è affinata in vasche d'acciaio inox o smaltate, per preservare la brillantezza del frutto. Le cuvée da singole parcelle beneficiano invece di affinamenti più lunghi in grandi botti e in botti usate da 300 litri, scelte per la loro neutralità: mai legno nuovo che lasci un'impronta marcata, perché l'obiettivo è lasciare che sia la pietra a parlare prima del vitigno. Lo zolfo è impiegato in dosi omeopatiche, talvolta è quasi assente. I vini spesso si rivelano solo dopo cinque anni e possono evolvere per vent'anni o più, fino a sviluppare sentori di tartufo bianco.
Sancerre Chavignol (cuvée Tradition): assemblaggio di parcelle di giovani vigne piantate sui pendii kimmeridgiani del villaggio, questa cuvée rappresenta circa due terzi della produzione. Affinata in vasca per preservarne la freschezza, offre un bouquet molto espressivo di erbe aromatiche e agrumi, una densità inattesa al palato e un lungo finale teso. Per Gérard Boulay deve essere emblematica della qualità dei terroir di Chavignol, ed è la porta d'ingresso ideale allo stile della tenuta.
Sancerre Monts Damnés: una parcella sul pendio più celebre di Chavignol, che Gérard Boulay coltiva dal 1982, su pendenze vertiginose esposte a pieno sud, dove le terre bianche riflettono la luce. L'età media delle vigne si avvicina ai quarantacinque anni. Il vino è iodato e sapido, di una purezza quasi austera in gioventù, ampio e delicatamente esotico a maturità, con una notevole persistenza gessosa. Un Sancerre da invecchiamento che si rivela dopo cinque anni e si conserva facilmente per quindici.
Sancerre Clos de Beaujeu: uno dei terroir più pregiati del villaggio, un vigneto storico delimitato nel Medioevo dai monaci di Beaujeu, le cui mura di terra e paglia non hanno resistito al tempo. La tenuta vi coltiva circa 0,75 ettari di vigne tra i trenta e i sessant'anni, su suoli pietrosi, ricchi di calcare e disseminati di fossili, con una pendenza che rende rischioso ogni intervento. L'esposizione a est e sud-est dà un vino cristallino, ampio e profondo, con note di frutti bianchi ed esotici e un finale speziato. Strutturato e saporito, richiede almeno dieci anni di pazienza.
Sancerre La Côte: nata con l'annata 2010, questa cuvée proviene da una piccola parcella della Grande Côte di Chavignol, uno dei tre cru riconosciuti del villaggio, su un suolo argillo-calcareo molto poco profondo. Nota per la sua incredibile precisione, unisce una finezza minerale tagliente a un carattere solare deciso. Al palato è verticale e incisiva, sostenuta da un'acidità matura e da una persistente sapidità che invitano ad abbinarla a crostacei e pesci pregiati.
Sancerre Comtesse: vinificata separatamente dall'annata 2005, questa cuvée proviene da una piccola parcella di vecchie vigne tra i cinquanta e i settantacinque anni, situata nella parte bassa del pendio dei Monts Damnés, dove l'argilla è più presente. Spesso la più potente della gamma, esprime la quintessenza del terroir: luminosa e profonda al tempo stesso, decisamente verticale, con un frutto succoso, eleganti note floreali e una mineralità vivace. Un vertice del Sancerrois, con un potenziale di invecchiamento di quindici anni e ben oltre.
Sancerre Rosé Sibylle: a differenza della maggior parte dei rosati della denominazione, non proviene da una selezione di giovani vigne, ma da Pinot Noir di trentacinque-quarant'anni, piantato sui ripidi pendii di fronte alla casa di famiglia a Chavignol. Vinificato con lo stesso rigore dei bianchi, unisce delicatezza aromatica, consistenza setosa e tensione sapida. Un rosato gastronomico, da abbinare a piatti raffinati piuttosto che da servire come aperitivo.
Sancerre Rouge Oriane: prodotto in piccolissime quantità dal Pinot Noir degli stessi pendii, questo rosso è affinato in botti usate da 300 litri. Esprime un frutto rosso cristallino, una trama minerale ereditata dalle terre bianche e tannini di grande finezza. Già ammirevole da giovane, diventa splendido dopo vent'anni in cantina, facendone una delle più belle espressioni del Pinot Noir della Loira e una bottiglia molto ricercata dagli appassionati.
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