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I vini Hodgson nella Loira : vini biologici da seguire
Installati a Rablay-sur-Layon, nel cuore dell'Anjou e della Vallée de la Loire, Mai e Kenji Hodgson formano una delle coppie più affascinanti del vino naturale della Loira. Provenienti dal Canada e dal Giappone, coltivano circa quattro ettari di vigne tra Rablay-sur-Layon e Faye-d'Anjou, piantati prevalentemente a chenin blanc, completato da cabernet franc e grolleau noir. I loro suoli mescolano scisti, arenaria, spilite vulcanica, sabbie argillose e quarzo, terroir che conferiscono al chenin una mineralità e una tensione immediatamente riconoscibili. Il lavoro è interamente manuale, senza alcun prodotto chimico, e le vinificazioni avvengono senza additivi, senza lieviti aggiunti, senza collage né filtrazione.
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Nulla lasciava presagire che questa coppia, di origini canadese e giapponese, sarebbe diventata vignaiola in Anjou. Kenji Hodgson si forma dapprima in Giappone, in una piccola tenuta dove scopre il vino naturale; tornato in Canada, lavora poi in una realtà più grande, senza riuscire a realizzare il sogno di coltivare le proprie vigne. Nel 2009 Mai e Kenji lasciano Vancouver per la Francia con un visto vacanza-lavoro in tasca e una domanda in mente: perché i vini francesi sono così buoni?
La risposta vanno a cercarla tra le vigne. Partecipano alla vendemmia da Mark Angeli, pioniere della biodinamica in Anjou, e poi da Benoît Courault: due esperienze formative che li convincono definitivamente della necessità di praticare almeno l’agricoltura biologica. Nel 2010 la coppia acquista un primo ettaro coltivato a chenin, grolleau e cabernet franc a Faye-d’Anjou, a cui aggiunge altri tre ettari nel 2011, tra cui una parcella eccezionale chiamata Clos des Grands Champs. Allestiscono la cantina nel cuore del villaggio di Rablay-sur-Layon, proprio accanto a casa. Quindici anni dopo, le loro cuvée sono diventate un punto di riferimento per il vino naturale dell’Anjou e tra i loro vicini figurano Richard Leroy e alcuni dei vignaioli più raffinati della regione.
I vigneti si estendono per circa quattro ettari tra Rablay-sur-Layon e Faye-d’Anjou, due comuni storici dei Coteaux du Layon. La diversità geologica è notevole: scisti dell’Anjou noir, arenarie, sabbie argillose, vene di quarzo e soprattutto spilite, la roccia vulcanica che costituisce il suolo del Clos des Grands Champs e ricorda quello dei vicini e celebri Noëls de Montbenault. Ogni tipo di suolo imprime la propria impronta allo chenin, tra tensione sapida, profondità minerale ed energia vibrante.
Lo chenin blanc domina nettamente i vigneti, con parcelle di vecchie viti che spesso superano i quarant’anni, affiancate da impianti giovani. Il cabernet franc e il grolleau noir occupano la superficie restante. Ogni lavoro in vigna viene svolto nel modo più naturale possibile: nessun prodotto chimico di sintesi, suoli lavorati, potatura accurata, rese basse e vendemmia interamente manuale con selezione delle uve in parcella. Mai e Kenji hanno fatto della qualità dell’uva la loro ossessione, convinti che il vino nasca in vigna ben prima che in cantina. Basta osservare le loro parcelle, vive ed equilibrate, per capire l’energia che si ritrova poi nelle bottiglie.
La cantina, allestita accanto alla loro casa a Rablay-sur-Layon, segue un preciso principio di non intervento. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai soli lieviti indigeni, senza aggiunta di lieviti, enzimi, zucchero né alcun altro coadiuvante enologico. I bianchi vengono pressati lentamente, i rossi fermentano in vasca con un’estrazione minima e i mosti vengono manipolati il meno possibile.
Gli affinamenti avvengono in botti di legno usate, barrique e foudre, per periodi che vanno da dodici mesi a due anni a seconda della cuvée, spesso sulle fecce fini per acquisire consistenza e complessità. Nessuna chiarifica né filtrazione, e solforosa ridotta allo stretto minimo, se non del tutto assente in alcune cuvée: una scelta che richiede un’igiene impeccabile e molta pazienza. Il risultato sono vini che conservano tutta la purezza dell’uva, precisi e vivi, minerali e sapidi, mai ostentati. Quasi sempre traggono beneficio dalla decantazione e hanno una capacità di invecchiamento ben superiore a quanto lasci intuire la loro apparente leggerezza.
Faïa è lo chenin secco emblematico della tenuta e spesso la migliore porta d’ingresso nell’universo di Mai e Kenji. Affinato in barrique, sprigiona delicati profumi di mela cotogna, tiglio, fieno tagliato e fiori bianchi, seguiti da un sorso di grande purezza, insieme materico e teso, sostenuto da una fine acidità e da un finale sapido. La sua precisione e la sua piacevolezza lo rendono un compagno ideale per pesci pregiati, aragosta, pollame alla panna o formaggio di capra stagionato.
Les Aussigouins è il grande chenin della tenuta, nato dal celebre terroir scistoso di Montbenault, a Faye-d’Anjou, da vigne di circa quarant’anni piantate proprio accanto alle parcelle più famose della zona. La cuvée viene affinata per due anni, generalmente dodici mesi in barrique seguiti da dodici mesi in foudre, il più delle volte senza aggiunta di solforosa. Il naso, di notevole precisione, va ben oltre le note di mela cotogna e miele: nettarina gialla, pesca bianca, pera, mirabella e fiori bianchi si intrecciano su una trama minerale cesellata. Il sorso, complesso e luminoso, conferma il carattere iconico di questo vino, fatto per un lungo invecchiamento.
Clos des Grands Champs indica la parcella più singolare della proprietà, acquistata nel 2011, il cui suolo di spilite vulcanica ricorda i grandi terroir dell’Anjou bianco. Qui lo chenin dà un vino denso e profondo, dalla mineralità quasi affumicata, che unisce frutti gialli maturi, note floreali e un’intensa sapidità. Vinificato e affinato come le altre cuvée della tenuta, senza il minimo artificio, esprime perfettamente l’ambizione di Mai e Kenji: lasciare che la roccia parli attraverso l’uva.
Mont Jeunes Vignes nasce dalle giovani viti di chenin della tenuta ed è la cuvée più immediata della gamma. Vinificata in modo molto naturale e affinata per un periodo più breve, punta sulla croccantezza del frutto, sugli agrumi e sui fiori, con un sorso fresco, piacevole e leggermente sapido. Un bianco da bere con piacere, da aprire giovane con frutti di mare, un’insalata o un tagliere di salumi.
O Galarneau è il rosso principale della tenuta, un cabernet franc in purezza ottenuto dall’assemblaggio di diverse parcelle. La fermentazione avviene spontaneamente in vasca, senza un’estrazione spinta, seguita da un affinamento di circa dodici mesi. Il vino conquista per l’equilibrio tra generosità e freschezza: frutti rossi vivaci, lampone e ribes, tannini setosi e una caratteristica nota speziata nel finale. Da servire leggermente fresco con carni bianche, grigliate o piatti vegetariani.
La Grande Pièce valorizza il grolleau noir, vitigno dell’Anjou a lungo sottovalutato e qui magnificamente riscoperto. Vinificato in purezza e affinato in barrique, offre un colore luminoso, profumi di frutti rossi freschi e spezie dolci e un sorso fresco, dai tannini fini e dalla marcata trama minerale. Un rosso delicato e molto piacevole da bere, perfetto con salumi pregiati, pesce alla griglia o piatti estivi.
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