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Figlio di Anselme e nipote di Jacques, Guillaume Selosse è una delle personalità più attese del Champagne contemporaneo. Ancor prima di rilevare il domaine di famiglia ad Avize, aveva creato la propria etichetta con due cuvée riservate e già di culto, Au Dessus du Gros Mont e Largillier. Oggi alla guida della maison Jacques Selosse, perpetua una filosofia unica: il vino prima di tutto, la bolla poi, con fermentazioni in botti, élevages ossidativi controllati, dosaggi minimi e un sistema di riserva perpetua.
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L'avventura inizia ad Avize, nel cuore della Côte des Blancs, quando Jacques Selosse fonda la sua azienda alla fine della Seconda guerra mondiale. Nel 1974, suo figlio Anselme, formatosi a Beaune e nutrito di cultura borgognona, prende le redini e stravolge i codici champenois. Convinto che un grande champagne debba essere prima di tutto un grande vino, impone le fermentazioni in fusti di rovere, gli affinamenti lunghi e leggermente ossidativi, le basse rese, i dosaggi ridotti e il principio della riserva perpetua. In pochi decenni, fa della maison uno dei domaine più influenti di Francia e uno dei capofila dello champagne de vigneron.
Guillaume cresce in questo ambiente. A diciotto anni, sua nonna gli offre una minuscola parcella di chardonnay molto vecchi, sulle alture tra Avize e Cramant. È da lì che nasce, a partire dall'annata 2009, la sua prima cuvée personale, Au Dessus du Gros Mont. Nel 2012, lancia una seconda cuvée, Largillier, associandosi al vigneron aubois Jérôme Coessens. Questi due vini, prodotti in quantità esigue, gli valgono quasi immediatamente uno status di culto presso i collezionisti. Entrato nel domaine familiare intorno al 2009 e pienamente associato a partire dal 2011, ne prende la direzione nel 2018, al momento del ritiro di Anselme. Da allora, ricentra le sue energie sulla maison di Avize, al punto da mettere progressivamente in letargo le sue cuvée personali, diventate ancora più rare.
La parcella personale di Guillaume Selosse, Au Dessus du Gros Mont, misura solo pochi are, sulla parte alta del coteau al confine tra Avize e Cramant. La sua particolarità risiede nella doppia esposizione: una parte guarda a sud e cattura la luce, l'altra a nord e conserva un microclima più fresco, il che conferisce al vino un raro equilibrio tra maturità e tensione. Largillier, all'opposto geografico, proviene da un monopole di 3,37 ettari situato a Ville-sur-Arce, nella Côte des Bar, piantato con pinot noir di oltre quarantacinque anni esposti a sud, su suoli argillo-calcarei poggianti sulla creta kimmeridgiana, la stessa di Chablis. Ovunque, la conduzione del vigneto privilegia l'osservazione, le rese controllate, la vita dei suoli e una vendemmia a piena maturità.
La cantina applica un metodo tanto coerente quanto esigente. I mosti fermentano in fusti e foudres di rovere, con i soli lieviti indigeni, senza aggiunta di lieviti né correzioni. Gli affinamenti sono lunghi, sui lieviti fini, con bâtonnages decisi in base alla degustazione, e una gestione volutamente ossidativa dell'ossigeno che costruisce la texture e la complessità aromatica del vino piuttosto che proteggerlo eccessivamente. I vini non sono né collati né filtrati, e lo zolfo è impiegato con estrema parsimonia.
La firma della maison risiede nel ricorso alla riserva perpetua, un sistema ispirato alla solera dei vini di Jerez, messo in atto già nel 1986 per la cuvée Substance e da allora esteso a diversi vini della gamma. Ogni anno, una frazione viene prelevata per il tirage e poi rimpiazzata con il vino della nuova annata, il che conferisce a questi champagne una profondità e una continuità impossibili da ottenere altrimenti. Il tirage viene realizzato alla luna piena più vicina al solstizio d'estate, una scelta frutto di lunghi anni di osservazione. I dosaggi rimangono molto bassi, più spesso extra-brut. Per le sue cuvée personali, Guillaume Selosse spinge ancora oltre gli affinamenti, con fino a tre o quattro anni sui lieviti fini in fusto prima ancora dell'imbottigliamento, un approccio giustificato dalla bassissima acidità in pH e dal profilo incisivo delle sue uve.
Au Dessus du Gros Mont: la prima cuvée firmata da Guillaume Selosse, nata dall'annata 2009, proveniente da chardonnay molto vecchi piantati sulle alture tra Avize e Cramant, su una parcella di pochi are offerta dalla nonna. La doppia esposizione a sud e a nord dà un vino di notevole profondità ed equilibrio, tra potenza solare e freschezza cretosa. La produzione non supera una cinquantina di casse per raccolta, il che ne fa uno dei grandi vini di culto della Champagne.
Largillier: blanc de noirs 100 % pinot noir nato nel 2012, proveniente dal monopole omonimo a Ville-sur-Arce, nella Côte des Bar, coltivato con il vigneron Jérôme Coessens. Le vigne di oltre quarantacinque anni affondano le radici in suoli argillo-calcarei su creta kimmeridgiana. Dopo tre-quattro anni di affinamento sui lieviti fini prima del tirage, il vino dispiega un bouquet profondo di noci tostate, frutta secca, scorza di mandarino e spezie, su una bocca fiammeggiante e strutturata sostenuta da un'acidità mordente. Una produzione di circa 300 casse, i cui ultimi assemblages, basati sul 2021 con riserve del 2020 e del 2019, chiudono il capitolo di questa cuvée.
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