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Una rara gemma nel Jura, creata da un giapponese!
Autentica calamita per gli intenditori di tutto il mondo, questa giovane tenuta del Jura produce magnifiche cuvée! Situato a Grusse, nel Sud Revermont, Domaine des Miroirs è senza dubbio il nome più leggendario e ricercato dell’intero vigneto del Jura. Su poco più di tre ettari di pendii calcarei, il giapponese Kenjiro Kagami e sua moglie Mayumi producono dal 2010 vini di purezza cristallina, vinificati senza alcuna aggiunta di zolfo e affinati per quattro o cinque anni in vecchie botti. Poiché quasi l’ottanta per cento della produzione è destinato al Giappone, queste bottiglie sono tra le più rare e ambite di Francia.
Kenjiro Kagami arriva in Francia nel 2001, spinto da una passione per il vino che lo porta a lasciare tutto. Studia enologia in Borgogna, a Beaune, poi perfeziona la propria formazione accanto a due maestri del vino naturale: Thierry Allemand a Cornas e Bruno Schueller in Alsazia. Gli anni di apprendistato presso vignaioli che rifiutano ogni compromesso forgiano in lui un rigore che non lo abbandonerà più, insieme a una convinzione semplice: il lavoro svolto in vigna si riflette interamente nel vino.
Nel 2010 l’amico Jean-François Ganevat riesce a convincere Kenjiro e Mayumi a stabilirsi nel Jura, più precisamente nel piccolo villaggio di Grusse, che dal 2016 fa parte del comune di Val-Sonnette. La coppia acquista qui poco più di tre ettari di pendii calcarei, alcune delle cui parcelle confinano direttamente con quelle di Domaine Ganevat. Nasce così Domaine des Miroirs, con un nome che viene da sé: kagami significa «specchio» in giapponese, più precisamente uno specchio-scudo di bronzo dei tempi antichi. Discreto fino a passare inosservato e restio all’esposizione mediatica, il vignaiolo si è tuttavia affermato in poche annate come una vera icona del vino naturale a livello mondiale. La sua produzione resta minima e le sue bottiglie, quasi introvabili sul mercato francese, raggiungono quotazioni altissime alle aste.
Il vigneto si estende per circa tre ettari sui pendii calcarei del Sud Revermont, il settore meridionale del vigneto giurassiano, rinomato per le marne e le argille che poggiano su un solido substrato calcareo. Il cuore della proprietà è il lieu-dit Les Saugettes, che dà il nome a diverse cuvée. I vitigni a bacca bianca hanno un ruolo predominante, con circa un ettaro e mezzo di chardonnay e un ettaro di savagnin, affiancati da piccole superfici di vitigni a bacca rossa: appena quaranta are di poulsard e venti are di trousseau.
La viticoltura è interamente biologica, ma va ben oltre il semplice rispetto di un disciplinare. Le parcelle di Kenjiro Kagami si riconoscono fra tutte per l’abbondanza di fiori selvatici che sbocciano tra i filari: testimonianza di una concezione del vigneto come ecosistema vivente, anziché come monocoltura. Il lavoro è interamente manuale, le rese naturalmente minime e le uve vendemmiate vengono selezionate con estrema meticolosità. Questa filosofia spiega i volumi ridotti prodotti ogni anno: appena qualche migliaio di bottiglie fra tutte le cuvée, distribuite su una decina di etichette diverse.
Nella cantina di Grusse gli interventi sono volutamente ridotti quasi a zero. I bianchi sono ottenuti mediante pressatura diretta, condotta con estrema delicatezza e lentezza per diverse ore, così da estrarre i succhi più puri senza mai maltrattare le uve. Le fermentazioni si avviano spontaneamente grazie ai soli lieviti indigeni, senza aggiunta di lieviti selezionati, senza zuccheraggio e senza alcuna correzione. Non viene aggiunto solfito, né durante la vinificazione né all’imbottigliamento.
L’affinamento è l’altra grande peculiarità della cantina. I vini riposano per quattro o cinque anni interi in vecchie botti neutre: un periodo eccezionalmente lungo, che conferisce loro una consistenza setosa, una profondità insolita e quell’impressione di cristallo levigato che colpisce chiunque li assaggi. Alcune cuvée vengono colmate e conservano un profilo perfettamente puro; altre sviluppano una lieve nota ossidativa ereditata dalla tradizione del Jura, senza mai assumere il carattere dei classici vini sotto velo. I vini non sono né chiarificati né filtrati e sono commercializzati per lo più come Vin de France, talvolta come Côtes du Jura. La loro impronta è immediatamente riconoscibile: un carattere cristallino ed essenziale, una delicatezza estrema e una persistenza sublime.
Mizuiro Les Saugettes è probabilmente la cuvée più emblematica della tenuta. In giapponese il suo nome significa «colore dell’acqua» e il vino rende magnificamente questa immagine: ottenuto da chardonnay, conquista con il colore pallido, il naso floreale e fresco, il sorso di notevole trasparenza, in cui una fine acidità sostiene una materia delicata, e il finale lievemente ossidativo che ricorda la noce fresca e la mela. È un bianco gastronomico che si abbina splendidamente alle capesante con fonduta di porri, a una fricassea di lumache ai porcini o a un’astice cotto in court-bouillon.
Le Berceau Les Saugettes, anch’esso ottenuto da chardonnay, offre maggiore ampiezza e rotondità. Il naso, fresco e con sentori di nocciola, precede un sorso pieno, sostenuto da un’acidità notevole e dalla bevibilità quasi irresistibile. È una delle cuvée più generose e capaci di conquistare al primo assaggio dell’intera gamma. Sonorité du Vent Les Saugettes, dal nome poetico quanto il suo contenuto, si distingue per la finezza aerea e la trama minerale salina, con quell’impressione di leggerezza e vibrazione che ha reso celebre il vignaiolo.
Entre Deux Bleus Les Saugettes è la grande cuvée di savagnin della tenuta. Il naso, tipico e fruttato, rivela una fine nota boisé senza pesantezza, mentre il sorso offre una consistenza setosa e un finale salino con sfumature di mela, noce e sidro. La versione Entre Deux Bleus... inné, ancora più rara, si spinge verso una maggiore concentrazione e profondità, con una trama minerale di intensità sorprendente e una capacità di invecchiamento misurabile in decenni. But I'm not the only One prosegue questa esplorazione del savagnin in una veste più vibrante, mentre I Need the Sun, Mon rythme son rythme, Les Prémices, Que sera sera e Où est-ce qu'on part, on verra bien completano una serie di micro-cuvée prodotte secondo le annate e le parcelle, ciascuna in poche centinaia di bottiglie. I loro nomi esprimono bene il carattere intuitivo e libero del lavoro di Kenjiro Kagami.
I rossi, prodotti in quantità minime, non sono meno ricercati. Ja Nai, ottenuto da poulsard, presenta un colore molto chiaro e un naso delicato di frutti rossi, ravvivato da un tocco ossidativo di mela e sidro, con un sorso fine e fresco, di rara eleganza per questo vitigno. Ja Do, la cuvée rossa più rara e costosa della tenuta, raggiunge quotazioni altissime alle aste e incarna da sola l’aura quasi leggendaria di questa cantina. La tenuta produce infine un Marc du Jura, distillato dalle proprie vinacce e invecchiato a lungo, che trasferisce nell’acquavite la stessa ricerca di purezza e precisione dei vini.
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