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Situato a Cramans, una quindicina di chilometri a nord di Arbois, sulle rive della Loue che segna il confine tra il Jura e il Doubs, il Domaine des Cavarodes è diventato in meno di vent'anni uno degli indirizzi più ricercati del vino naturale francese. Étienne Thiébaud vi coltiva quattro ettari e mezzo di vigne in agricoltura biologica, alcune delle quali superano il secolo, e ne ricava una moltitudine di cuvée parcellari prodotte in quantità minuscole. Chardonnay cesellati delle Lumachelles, trousseau vibranti, poulsard delicati e assemblaggi di vitigni giurassiani dimenticati: vini di una purezza, di uno splendore e di una sincerità rari.
Il domaine des Cavarodes nasce nel 2007 per iniziativa di un giovane vignaiolo allora appena ventaduenne. Étienne Thiébaud aveva in precedenza trascorso diversi anni al fianco di Pascal ed Évelyne Clairet, del domaine de la Tournelle, ad Arbois. Profondamente ispirato dalle figure emblematiche del vino naturale giurassiano, Pierre Overnoy, Jean-François Ganevat o ancora Stéphane e Bénédicte Tissot, si inserisce fin da subito in una logica artigianale, rispettosa del vivente e senza il minimo compromesso sulla qualità. Ha la fortuna, fin dagli esordi, di acquisire alcune parcelle molto vecchie che nessuno voleva più lavorare.
La sua progressione verso il naturale è rapida e consapevole. Già nel 2008 riduce drasticamente l'uso dello zolfo, ormai limitato al solo imbottigliamento. Due anni dopo, nel 2010, compie un ulteriore passo sopprimendolo totalmente su alcune cuvée, e firma nello stesso slancio il suo primo pétillant naturel, un vino che traduce tutta l'energia e la spontaneità della maison. Discreto fino alla timidezza, Étienne Thiébaud è diventato suo malgrado una vera star della scena naturale internazionale, con le sue bottiglie al tempo stesso adorate dalla critica e quasi introvabili. Il suo sogno più tenace resta la preservazione dei vitigni giurassiani dimenticati, che conserva preziosamente anche se i disciplinari delle appellazioni locali non ne autorizzano la reimpiantazione.
Il vigneto si estende da una parte e dall'altra della Loue, a cavallo tra il Jura e la Franche-Comté, e si suddivide tra tre denominazioni: Arbois, Côtes du Jura e IGP Franche-Comté. I suoli associano calcari duri, detriti calcarei su marne e marne profonde, un mosaico che spiega la molteplicità delle cuvée prodotte su una superficie tuttavia molto ridotta. L'età delle viti va da qualche anno a più di centoquindici anni, con alcune parcelle addirittura franche di piede, non innestate, sopravvissute alla fillossera.
Tre lieux-dits strutturano la gamma. Les Lumachelles, sui comuni di Marnoz e Mouchard appena a nord di Arbois, deve il suo nome alla lumachella, quella roccia calcarea ricca di piccoli molluschi fossili: le marne grigie e brune vi sono sature di detriti di conchiglie giurassiane e danno vini di una salinità e di una tensione sbalorditiva, su chardonnay, poulsard, pinot noir e trousseau. Guille Bouton, ad Arbois, offre uno chardonnay di grande finezza. Les Messagelins, anch'esso ad Arbois, è la culla dei più bei trousseau del domaine, completato da poulsard e chardonnay. A questi terroir si aggiunge il climat di Chemenot. L'encépagement è di una ricchezza eccezionale: chardonnay, savagnin, savagnin jaune, savagnin rose, poulsard, trousseau, trousseau à la dame, pinot noir, sauvignonasse, ma anche varietà giurassiane quasi scomparse come l'enfariné noir, il mézy, la geuche, l'argant, il pinot meunier o la mondeuse. Il lavoro è interamente biologico e certificato fin dagli esordi, con arature talvolta a cavallo, tisane di piante, trattamenti limitati alla poltiglia bordolese e allo zolfo a dosi ridotte, e potatura calcolata sul calendario lunare.
La filosofia di cantina è quella dell'ascolto e dell'intervento minimo. Le vendemmie sono manuali, con una selezione rigorosa. I rossi vengono diraspati meticolosamente a mano, poi vinificati in macerazione semi-carbonica, in vasche aperte o in fibra di vetro, con macerazioni brevi e senza rimontaggio brutale. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai soli lieviti indigeni, senza alcuna aggiunta. L'élevage prosegue poi per diversi mesi, generalmente intorno a dieci, in vecchie botti, demi-muids o foudres neutri che non apportano alcuna impronta legnosa.
I bianchi fermentano e invecchiano in pièces antiche, per periodi lunghi che conferiscono loro ricchezza, spezie e talvolta una leggera sfumatura ossidativa tipicamente giurassiana, senza mai perdere in luminosità. Nessuno zolfo viene aggiunto durante la vinificazione, e l'imbottigliamento avviene o totalmente senza solfiti, o con due grammi per ettolitro al massimo assoluto quando il vino lo richiede. Nessuna collage, nessuna filtrazione. I volumi sono esigui, il che spiega la rarità di queste bottiglie.
Lo Chardonnay Les Lumachelles è una delle cuvée emblematiche del domaine. Nato dalle marne fossilifere di Marnoz, coniuga una bocca ampia e morbida a un finale teso, lungo e briochato, con quella mineralità fossile che contraddistingue il luogo. Lo Chardonnay Guille Bouton, sui coteaux di Arbois, si mostra più fine e più verticale, di un'eleganza cristallina, mentre lo Chardonnay Les Messagelins punta su una carta più ampia e più solare. La cuvée Ostrea Virgula trae il suo nome da un fossile di ostrica del Giurassico presente in abbondanza nel suolo della parcella: è un bianco di una profondità e di una complessità notevoli, ricco, speziato ed espressivo, con un finale salino interminabile. Il Savagnin, a seconda delle annate e degli élevages, si declina in versione ouillée, tesa e agrumata, oppure con quella leggera sfumatura di voile che richiama l'eredità giurassiana. Il Pétillant Naturel, nato nel 2010, imbottigliato prima della fine della fermentazione e senza alcuna aggiunta, incarna da solo l'energia del domaine con la sua bolla spontanea e il suo frutto croccante.
Il Trousseau Les Lumachelles è probabilmente la bottiglia più ricercata della maison. Ottenuto dalla parcella omonima su marne grigie e brune ricche di piccole conchiglie fossili, vinificato in grappoli interi con una macerazione breve poi élevato per diversi mesi in vecchie botti, viene imbottigliato senza collage, senza filtrazione e senza il minimo solfito aggiunto. Il vino unisce struttura, delicatezza ed eleganza, sulla ciliegia nera, la mora e una punta speziata, con tannini fini e un'acidità vibrante. Accompagna a meraviglia un supremo di faraona ai funghi, un filetto di vitello a bassa temperatura al jus di rosmarino o un tataki di tonno rosso. Il Trousseau de Messagelin, sui terroir di Arbois, offre una lettura più ferma e più selvaggia del vitigno, con una capacità di invecchiamento superiore.
Il Poulsard de Chemenot seduce per il suo colore pallido e luminoso, i suoi aromi di mora, fragola, lampone e quel tocco di melograno in finale che apporta un amaro nobile e rinfrescante. Dotato di una bella mineralità e di un'energia vibrante ereditata dal lavoro sui suoli, è un vino delicato che non sovrasta mai i piatti raffinati e si serve leggermente fresco. Il Poulsard Les Lumachelles declina lo stesso vitigno sul terroir fossile, con maggiore salinità. Il Pinot Noir Les Lumachelles, ancora più raro, rivela una finezza quasi borgognona, con un frutto rosso brillante e una trama minerale.
La cuvée che incarna meglio l'approccio patrimoniale di Étienne Thiébaud resta tuttavia il suo rosso in IGP Franche-Comté. Ottenuto dalla sua primissima parcella, il suo orgoglio, una vecchia vigna ultracentenaria piantata en foule, assembla una decina di vitigni: pinot noir e trousseau in maggioranza, completati da circa il dieci per cento di varietà giurassiane quasi scomparse, enfariné noir, mézy, geuche, argant, pinot meunier e mondeuse. Questo vino unico, impossibile da riprodurre altrove, offre un profilo aromatico sconcertante e affascinante, tra frutti rossi selvatici, spezie e note vegetali nobili, sorretto da una freschezza notevole. Vivo, vibrante e permeato di una sincerità rara, traduce con precisione sbalorditiva la singolarità di questo angolo dimenticato del vigneto giurassiano e riassume da solo perché questo indirizzo ancora confidenziale sia già diventato culto tra gli amatori di vini liberi.
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